Incredibile, cartella esattoriale da 8 centesimi al comune di Casale Cremasco

Incredibile, cartella esattoriale da 8 centesimi al comune di Casale Cremasco

Intanto licenzieremo l’impiegata amministrativa che si è dimenticata di pagare, poi faremo una sottoscrizione in paese per raccogliere i soldi. Il comune rischia il default”, la prende sul ridere Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco. Non può fare altro perché è una storia davvero assurda di burocrazia italica quella che andiamo a raccontare.

In mattinata presso la sede del comune in via Roma 56 è stata consegnata una missiva della CCSE, la Cassa conguaglio per il settore elettrico. Nella lettera si intima al comune di Casale di mettersi in regola con i versamenti loro spettanti. Il comune deve alla CCSE una somma di quelle da fare tremare i polsi: 8 centesimi.

Si avete letto bene. Otto centesimi di euro, è scritto anche in cifre sulla lettera per non sbagliare, 0,08 centesimi. Cosa sia successo ce lo spiega l’impiegata amministrativa che “rischia il posto” e che è responsabile dell’accaduto. In poche parole si tratta di una pendenza dovuta alle tariffe elettriche che il comune paga. Una cosa complessa, amministrativa. Insomma quelle cose da complessi calcoli da commercialista esperto. Si perché quel tipo di pagamenti adesso non vengono più effettuati. Venivano effettuati solo quando il conto arrivava ad un tot di euro.

Ma quegli 8 centesimi alla chiusura dei conti erano rimasti in sospeso. “Mi sono dimenticata di chiudere la pratica”, sorride Chiara Campanini l’impiegata. E puntuale come solo une esattore delle tasse (o la triste mietitrice… ma più o meno siamo lì) la richiesta è arrivata. Adesso se entro 30 giorni il comune non raccoglierà la cifra arriverà anche una cartella di Equitalia.

Ci chiediamo ma quanto diavolo costa alle casse dello stato, del comune, di chi cavolo gestisce ste cose, avviare una pratica, mandare una raccomandata, fare tutto sto giro per 8 centesimi? Si sarà un po’ demagogico farlo ma lo facciamo. Perché davvero queste sono cose da repubblica delle banane.

Emanuele Mandelli

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