Ivan Quaranta ricorda il “Pirata” Marco Pantani via social e ricorda: “Il ciclismo italiano iniziò a ridimensionarsi nel 1999”

Ivan Quaranta ricorda il “Pirata” Marco Pantani via social e ricorda: “Il ciclismo italiano iniziò a ridimensionarsi nel 1999”

Avrebbe compiuto 52 anni il 13 gennaio Marco Pantani, l’indimenticabile “Pirata”, fuoriclasse assoluto e campionissimo del ciclismo italiano, morto in circostanze drammatiche (per intossicazione da farmaci e sostanze stupefacenti) e per certi versi ancora da chiarire, tutto solo, nel 2004 in un residence di Rimini.

Ivan Quaranta, ex velocista cremasco, oggi collaboratore tecnico dell’Italia Azzurra su pista del commissario tecnico Marco Villa, via social, postando la bellissima foto che vedete in pagina, ecco ha ricordato l’amico ed ex collega Pantani. Pantani per i tifosi e gli appassionati delle due ruote è il simbolo della sofferenza, con la sua aria malinconica, da scalatore appunto malinconico, con la sua famosa bandana in testa ed è davvero indimenticabile.

Marco il romagnolo ebbe molti nemici, e pochissimi veri amici, tra i quali proprio Quaranta, il ‘Ghepardo’ di Vaiano Cremasco, che quei mitici anni sportivi li visse in prima persona, pedalando affianco al “Pirata”.

Ecco, dal web, i ricordi su Marco di Quaranta:

“Nel Giro d’Italia del 1999, lui era una superstar ed io non gli avevo mai parlato. Avevo appena vinto la mia seconda tappa di quel Giro a Cesenatico, la sua città, battendo Cipollini in volata. La mattina seguente, alla partenza, Marco Pantani mi avvicinò facendomi i complimenti. E lì iniziò il nostro rapporto”

A seguire, lo stralcio di un’intervista, datata 2020, ma attualissima, rilasciata al sottoscritto dallo stesso “Ghepardo” cremasco…

Purtroppo quel Giro (1999, ndr) ricorda, tra le altre cose, il dramma di Marco Pantani a Madonna di Campiglio: vale a dire l’esclusione del campionissimo romagnolo, dalla “Corsa Rosa”, per ematocrito alto…

Giornata bruttissima, maledetta quella. Partire, andare avanti, per noi fu surreale. Quel giorno segnò in negativo la carriera e la vita del Pirata, poi morto tragicamente anni dopo. Che tragedia. E in un certo senso, fu proprio da lì che il ciclismo italiano iniziò a ridimensionarsi, con sponsor in fuga dopo anni fantastici. Sì quelli furono tempi magici, irripetibili e attualmente la crisi minaccia pesantemente il nostro mondo, un universo mai stato, per intenderci, ricchissimo alla pari del più celebrato calcio.

Tuo figlio Samuel corre in bici?

Esattamente e lo seguo, ma senza mettergli pressione. E’ giovane è giusto ascolti i suoi tecnici e faccia le sue cose in pace, errori compresi.

Torniamo virtualmente indietro ai tuoi tempi: non ti dà fastidio quando qualche tuo ex collega, solo per fare un nome Armstrong, scrive e dice che … praticamente eravate tutti dopati?

Certo che mi infastidisce questa cosa. E non sai quanto. Non si dovrebbe mai sputare sul piatto dove si è mangiato, ed è un vero peccato invece che in tanti, non solo Lance, lo facciano. Tempo fa fui contattato dai collaboratori di una nota trasmissione televisiva per rilasciare interviste diciamo compromettenti, allusive, mi offrirono denaro per sparlare: circa 50mila euro. Ma non accettai tale proposta, al contrario di chi, in cerca di visibilità o di vendere un libro, parla e scrive tranquillamente mettendoci in mezzo di tutto, alludendo, sussurrando, amplificando, tirando il sasso e nascondendo la mano. Ho lavorato sodo per gareggiare a certi livelli, nessuno mi ha regalato nulla e non mi sono dopato. Eravamo controllatissimi a quei tempi e per la legge dei grandi numeri, facendo tanti controlli, inevitabilmente trovavano dopati.

stefano mauri

 

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