21 Ott 2026, Mer

Piazze e carovita. Losco (Sinistra Italiana): «Nelle piazze un Paese che non arriva a fine mese. La repressione non può essere l’unica soluzione»

Sabato migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città contro il carovita, il prezzo dei carburanti, la crescente pressione fiscale, un futuro che per troppi non ha più prospettiva. Da sabato sera, di quelle piazze si parla soltanto per gli scontri di Milano: vetrine sfondate, negozi saccheggiati, militari in arrivo. Delle richieste di chi manifestava, quasi più nessuno.

È uno spostamento deleterio. Toglie la parola a migliaia di persone che chiedevano di arrivare a fine mese e la consegna a chi vuole parlare soltanto di ordine pubblico. Lo diciamo senza esitazioni: i saccheggi, le vetrine sfondate, le aggressioni agli agenti e ai lavoratori dei negozi sono forme di lotta che non ci appartengono e che condanniamo. Non hanno nulla a che fare con la protesta di chi non arriva a fine mese: la tradiscono, perché regalano a chi governa l’alibi per nuove strette repressive. Le ragioni di quelle piazze però restano, e sono vere e collettive.

Poi c’è la gestione dell’ordine pubblico, e di quella risponde il ministro dell’Interno. Sabato il corteo era annunciato e il percorso concordato con la Questura. Dopo il suo scioglimento, centinaia di violenti, che con quel corteo non c’entravano, hanno tenuto in ostaggio piazza Duomo per ore. Domenica è successo di nuovo. I sindacati di polizia chiedono da tempo un piano straordinario di assunzioni, contratti adeguati e formazione, e oggi contestano i poteri di polizia ai militari perché l’ordine pubblico richiede agenti preparati.
Chi parla soltanto di sicurezza non è riuscito a garantire nemmeno quella.

E dal governo arriva la risposta di sempre: più militari, nuove norme repressive, fermo preventivo anche per i minorenni. Ma nuovi reati e altri decreti non servono. Dopo quattro anni di decreti sicurezza la paura non è diminuita, e la vita materiale di chi lavora non è migliorata. Secondo il Rapporto annuale dell’Istat, nel 2025 le retribuzioni contrattuali avevano ancora un potere d’acquisto inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. Nel secondo trimestre di quest’anno il recupero sui prezzi si è fermato.

Quel clima lo abbiamo visto anche a Cremona. Oggi, dopo i messaggi circolati nelle chat dei ragazzi che annunciavano disordini, la città si è svegliata con molte vetrine coperte dal compensato. C’erano tanti banchi vuoti nelle scuole e il mercato di Campagna Amica è stato annullato. A pagare sono stati ancora una volta commercianti e produttori. Quattro anni di decreti sicurezza non hanno evitato che una chat svuotasse il centro di una città.

Le famiglie che a metà mese fanno già i conti con quello che resta hanno bisogno di altro. Anche le imprese che non ce la fanno più: agricoltori, autotrasportatori e piccole imprese vedono ogni pieno di gasolio, arrivato sopra i due euro al litro, mangiarsi il margine. Chiediamo un salario minimo legale. Chiediamo un intervento strutturale su carburanti e bollette, finanziato con un contributo sugli extraprofitti delle compagnie energetiche. Chiediamo più risorse per la scuola pubblica, per gli educatori di strada e per spazi di aggregazione gratuiti, dove un ragazzo di quindici anni possa stare con gli altri senza passare da una chat.

Un salario dignitoso e prospettive di futuro proteggono una città più di qualsiasi decreto repressivo.

 

Paolo Losco

Segretario provinciale Sinistra Italiana Cremona

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