Quante colpe abbiamo per l’esistenza dei Genny ‘a Carogna della nostra vita?

Quante colpe abbiamo per l’esistenza dei Genny ‘a Carogna della nostra vita?

Quando scorro Facebook nelle giornate di campionato mi accorgo che ci sono post di persone che normalmente considero serie ed equilibrate che scendono in tribalismi che in qualsiasi altro campo non sarebbero accettati.

Domenica pomeriggio rientro verso casa da un giro in bici in campagna, trovo gente di bianco e nero vestita in piazza Garibaldi arrampicata sul monumento dell’eroe dei due mondi che come sempre è distaccato da tutto e tutti e osserva il suo orizzonte. Deve essere finito il campionato. Non levo le cuffiette, non mi va di sentire i cori di superiorità su questa o quell’altra compagine o di insulto verso questo e quell’altro personaggio.

Sabato sera, rientro dopo una pizza, scorro Facebook e mi rendo conto che qualcosa deve essere successo a Roma. Si parla di pistole, mediatori, camorristi e polizia. Che sia ripartita la stagione dura di piombo? Apro un giornale on-line e mi accorgo che tutto è successo per una finale di Coppa Italia, calcio. La foto più vista scorrendo le bacheche degli amici è quella di tal: Genny ‘a Carogna, figlio di un camorrista.

Oggi ho letto le analisi di grandi firme del giornalismo italiano e cronache di avvenimenti che sembrano il racconto di qualcosa avvenuto che so a Mogadiscio a Caracas. Le analisi parlano di curve nelle mani della criminalità organizzata che può decidere cosa succede in campo e fuori e di scommesse, soldi, interessi.

Torno verso casa in bici e lascio dietro le spalle quelli vestiti di bianco e di nero che festeggiano. Cosa? Che qualcuno ha vinto una competizione assicurandosi contratti, soldi, giro di affari e che forse questi affari sono in parte loschi. Mi chiedo perché impegnare risorse, tempo e vita in una faccenda del genere e non mi so dare nessuna risposta.

Mi chiedo cosa abbiano da festeggiare quando c’è un ragazzo in fin di vita. Mi dico che sono io che sono troppo quadrato. Vado a casa a mettere un disco.

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