Sus…surreale, ma si puo?

Sus…surreale, ma si puo?

Questa riflessione potremmo commentarla così: la prima volta che capisci che la storia ti sta remando contro anche se hai messo i calzoni lunghi nel mese di agosto. La farmacia, via Scrivia angolo corso Lodi, distava circa trenta secondi dalle vetrine del Bar Sport, luogo di pensieri inenarrabili. M’era rimasto in mano  il legnetto più corto e mi toccava l’onere dello sbaraglio. Vedrai che non è niente, mi disse il figlio più giovane del barista, che a trent’anni aveva ancora i foruncoli sul naso e sul mento. Tranquilli, vado solo, se no diamo nell’occhio. Dentro c’era un casino che sembrava che tutti avessero deciso di non volere morire proprio quel giorno lì. Dei cento presenti, novantanove mi conoscevano. Mi avvicinai alla cassa dove in quel momento ci stava il farmacista, amico di famiglia. Sottovoce: “Capo, ce l’ha mica qualche goldone. Pagando, magari anche di seconda mano?” Lì per lì arriva anche la moglie del farmacista, farmacista anche lei: “Cosa cosa?! Aspetta un momento, che prima voglio parlare con la tua mamma.”

Dico, ma si può segare una vita a questo modo?

Beppe Cerutti

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