Tarantasio il drago cremasco re dei loghi

Tarantasio il drago cremasco re dei loghi

Cos’è che accomuna uno dei loghi italiani più famosi al mondo come quello dell’Agip, alcuni stemmi milanesi (la città, la Fininvest il casato Visconti e l’Inter ad esempio), un delirante cortometraggio horror, la mascotte della facoltà di informatica di Crema e tante altre cose ancora?

Semplice: una bestia immonda con un nome che fa simpatia. Parliamo del drago Tarantasio una delle più belle leggende che hanno preso vita dal territorio cremasco. Un mostro medioevale che si nutriva di uomini e bambini, nello stemma dei Visconti ha in bocca un giovinetto nudo.

Doveva essere terribile il draghetto cremasco, visto che nel suo poema Filiberto Villani lo descrive così:

“Ove col fiato o con la spoglia tocca/Secca piante, erbe aduggia il serpe infame/Ne la vorace e cavernosa bocca/Regna di larga strage ingorda fame/Triplice lingua infra gran denti scocca/Di sangue uman con sitibonde brame/E qual re de’ portenti, in su la testa/Ha fra due lunghe corna aurata cresta”.

L’alito fetido di Tarantasio è annotato anche dal monaco Sabbio che ne da una descrizione nel 1110. Ed è proprio quell’alito gassoso, quell’esalazione mortale, che spingono Enrico Mattei nel 1945 ad adottarlo come simbolo dell’Agip. Dopotutto il pozzo numero 1 dell’Eni è stato aperto proprio nella campagna della bassa tra Crema e Lodi dove si trovava il Lago Gerundo, casa di Tarantasio.

Il cane a sei zampe con la lingua di fuoco, gas mefitico, è quindi il nostro bel draghetto. Un drago le cui esalazioni provocavano, secondo la leggenda, malaria e febbre gialla. Tarantasio come Nessie di Loch Ness, viene visto qua e la per il Lago.

Un documento del 1300 dice che una creatura mostruosa fu uccisa a Lodi. Le sue ossa furono conservate fino al 1800. Anche a Milano si prendono il merito di averlo sterminato, c’è un affresco nella chiesa di San Marco raffigurante l’immagine di un uomo vicino ad un grosso rettile simile ad una lucertola gigante che fuoriesce dall’acqua.

Un’altra leggenda dice che il fondatore della famiglia Visconti lo uccise a Calvenzano, questo spiegherebbe la presenza del biscione nel loro stemma. Ma la paternità dell’uccisione di Tarantasio se la prende anche il vescovo Bernardino Tolentino che dopo averlo ucciso restaura la chiesa di S. Cristoforo a Lodi e depone le ossa del drago che vi rimangono fino al 1700.

Ma son tante le chiese in provincia dove si conservano costole lunghe oltre 2 metri ancora oggi. Probabilmente ossa di creature preistoriche. Ma l’uccisione di Tarantasio, vuole la leggenda, avrebbe anche causato il prosciugamento del Lago Gerundo. Una frazione di Cassano d’Adda prende il nome di Taranto e a Crema la facoltà di informatica ha realizzato una mascotte multimediale a forma di draghetto utilizzata in tante manifestazioni. Ma Tarantasio ha trovato posto anche nello spettacolo.

A Lodi per gli 850 anni della città è stata presentata la commedia teatrale Che fine ha fatto il mostro Tarantasio? Un lavoro fanta-storico della compagnia Pezzini. A Latina il regista Carlo Piscicelli ha invece realizzato il delirante cortometraggio Tarantasio – il demone del lago. Un delirante horror di serie B di cui vi proponiamo il trailer.

Ma Tarantasio esisteva? Cos’era? Ci sono alcune teorie. Il mostro poteva essere un Regaleco, conosciuto come Re delle Aringhe, un pesce abissale di grosse dimensioni che ha ispirato anche la leggenda di Giona. Oppure poteva essere uno Zeuglodonte, o Basiliosauro, una balena primitiva estinta di cui si ritiene che in quel periodo potessero esserne sopravvissuti alcuni esemplari. L’animale avrebbe potuto risalire il Po e trovare un ottimo habitat nelle acque paludose del Lago Gerundo.

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