Il limite che non limita, come si sono raccontati i campioni paraolimpici

Il limite che non limita, come si sono raccontati i campioni paraolimpici

Venerdì 1° aprile, la Sala Pietro da Cemmo, all’interno del Centro Culturale Sant’Agostino a Crema (CR), ha ospitato uno dei principali eventi di formazione organizzati da Crema Città Europea dello Sport. Nell’ambito delle iniziative “Sport e disabilità” il convegno intitolato “Il limite che non limita” ha richiamato un pubblico numeroso e molto attento: ennesima testimonianza dell’attenzione che la città di Crema e tutto il territorio del Cremasco hanno verso il mondo della disabilità.

Ospiti d’eccezione della serata sono stati tre campioni paralimpici: Federico Messi Messori, capitano della Nazionale Italiana di Calcio Amputati e primo atleta disabile a esordire in una gara di normodotati dei campionati CSI, Emanuele Lambertini, giovane talento della Nazionale di scherma paralimpica, e Massimo Dighe, velista paralimpico, già protagonista alle Paralimpiadi, ai Mondiali e agli Europei di categoria.

Giuseppe Savoldi ha moderato con sapienza gli interventi dei tre atleti, introdotti alla serata da Patrizia Spadaccini, testimonial di Crema Città Europea dello Sport, nonché atleta guida per non vedenti in tandem, medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Atlanta ’96. All’evento hanno partecipato il Sindaco Stefania Bonaldi, il consigliere con delega allo sport Walter della Frera, una folta delegazione della Polisportiva Madignanese, da sempre in prima linea nell’attenzione per il mondo della disabilità e per l’organizzazione di eventi culturali e formativi.

Molto significative e centrali le parole di Emanuele Lambertini, che ha sviluppato quanto detto dal Sindaco: “Non siamo disabili perché abbiamo dei limiti. I limiti ce li abbiamo tutti. Chi non ha limiti? Ad alcuni manca la grinta, ad altri la passione, ad altri ancora mancano una gamba o un braccio“. “Per me lo sport è stato un punto da cui ripartire, perché i limiti sono fatti per esser superati”, ha detto Emanuele Lambertini, che ha iniziato a tirare di scherma a seguito di una grave malattia che lo ha portato all’amputazione degli arti inferiori, “Non mi vergogno di dirlo: la fede mi ha aiutato tantissimo”.

“Non bisogna mai smettere di credere ai propri sogni: è possibile trasformarli in realtà con testa e cuore”, ha detto Federico Messori, riprendendo la frase che ha dato il titolo al libro scritto da Giusy Versace, “Sono nato con una sola gamba, ma non mi sono mai posto nessun problema. Ho incontrato molte difficoltà, ma non mi sono mai arreso, nemmeno quando i regolamenti mi impedivano di giocare con le stampelle. Con la tenacia, grazie alla mia famiglia, al CSI siamo riusciti a dar vita alla Nazionale Italiana di Calcio Amputati”.

Federico Messori ha quindi parlato di come si sia formata la squadra: “Abbiamo trasportato questa passione su Facebook, cercando di unire quante più persone in tutta Italia per costruire una squadra, una Nazionale Amputati. Siamo riusciti a coronare il nostro sogno nel 2014, partecipando ai campionati Mondiali: abbiamo ottenuto un buon piazzamento tra e 15 squadre partecipanti, ma questo è stato per noi solo un punto di partenza”.

Il profilo di Massimo Dighe ha molta esperienza in più rispetto ai giovanissimi Messori e Lambertini. Il velista paralimpico è marito e padre, temprato da una vita in salita, che ha sempre affrontato di petto: “La famiglia è un bene unico e speciale, mi sono stati tutti vicino e sono una mia motivazione fortissima. Dalle cadute e dalle batoste è possibile imparare moltissimo: un po’ di follia ti aiuta ad affrontare al meglio ogni ostacolo”.
 

 

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