11 LUGLIO 1982: Ah … come scrive bene lo scrittore Paolo Pissavini. Quando un suo nuovo libro?

11 LUGLIO 1982: Ah … come scrive bene lo scrittore Paolo Pissavini. Quando un suo nuovo libro?

Chi mandare in servizio d’ordine pubblico nel corso della diretta televisiva di Italia Germania del mundial spagnolo?

Ovviamente, quelle burbacce dell’89 corso, componenti la prima compagnia fucilieri e la compagnia cingolata del terzo battaglione Carabinieri “Lombardia”.

Sicché, a bordo di due blindati Fiat 242, agli ordini del buon Tenente Giannetta, una ventina di giovanissimi carabinieri ausiliari raggiunsero mestamente Largo Cairoli.

La presenza del Castello Sforzesco alle nostre spalle ci confermava che eravamo proprio nel posto in cui dovevamo essere, ma Largo Cairoli era più deserto del Sahara.

Eravamo soli. Giusto qualche disperato in ritardo correva a tutta birra verso casa, come tutti gli italiani.

Quando il nostro suicidio di massa sembrò imminente,, quel furbacchione di Maisto (o forse Cracas, chi si ricorda?(, ci salvò la vita.

Comparve in un blindato un televisorino Mivar da nove pollici, che fu collegato in un amen da qualche espertone, il quale, evidentemente, aveva già testato la cosa.

Giannetta scosse la testa, ma Cracas pianse e si mise in ginocchio, e allora il tenente non poté resistere.

“Va bene ragazzi. Quattro rimangono fuori. Date loro il cambio ogni quarto d’ora.”

Occhi aperti, mi raccomando, soprattutto alle ispezioni”

Figuriamoci!

In quel nostro scalcinato presidio, più desolato della ridotta della Fortezza Bastiani, il rombo di una Fiat Campagnola si sarebbe sentito, senza dubbio, già al momento della sua uscita dalla sede del battaglione, in Via Lamarnora, a tre chilometri di distanza.

Vivremmo momenti indimenticabili.

Nell’entusiasmante progressione dei gol degli azzurri i quattro di guardia furono ovviamente fagocitati all’interno del blindato videocollegato con Madrid.

Accogliemmo pietosamente anche dei civili, disperati per non aver potuto raggiungere casa.

Alla fine uscimmo dal blindato e fummo travolti da una marea umana che Dio solo sa dove si fosse nascosta sino ad allora.

Un ragazzo voleva pagarci da bere, ma non potevamo ed allora ci portò delle lattine di birra e in ciò fu imitato da decine di altri, sicché fummo sommersi da centinaia di lattine di birra.

Una rivisitazione alcolica del Ghisa che riceveva panettoni dei cittadini, mentre dirigeva il traffico sulla classica pedana, al centro dell’incrocio.

Un turbinio di ragazze passava e ci baciava, per lo più castamemente, ma limonai beatamente con più di una spudorata.

Fu uno dei giorni più intensi della mia vita.

Solo per un attimo pensai a tutte le volte in cui, sino ad allora, avevo ricevuto sputi, ingiurie e sassate e mi sentii ripagato.

Non ebbi il tempo di riflettere sul nostro Paese e sul discutibile amor patrio che dimostriamo, solo in certe prosaiche occasioni.

All’improvviso tre ragazzi, schiacciati insieme su una Vespa, che sfoggiavano un’enorme bandiera tricolore, ci passarono accanto urlando:” Viva l’Italia cazzo! Viva l’Italia!”.

Non li fermammo.

Così postò sulla sua pagina Facebook nei giorni scorsi Paolo Pissavini, scrittore – calciofilo. Ah … come scrive bene Paolo. Quando un suo nuovo libro?

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