Il coronavairus e la social dipendenza dannosa. Sostegno all’enogastronomia subito

Il coronavairus e la social dipendenza dannosa. Sostegno all’enogastronomia subito

Il coronavairus (Ministro Di Maio Dixit), tra i tanti effetti collaterali che ha provocato, soprattutto ci ha fatto capire quanto siamo dannosamente socialdipendenti. Il che, lo capissimo e di conseguenza provassimo a smettere, malaccio non sarebbe. Già ma l’abbiamo compreso? Andiamo oltre … che purtroppo la stragrande maggioranza di noi, sottoscritto incluso quindi parlo includendomi, partendo dal presupposto che leggiamo poco o nulla, (cerchiamo su Google tutto, comprese le istruzioni su come utilizzare i giochi erotici), ecco si è appunto  persa nella socialdipendenza inclusiva. Per carità… se su internet ci affidassimo anche a canali ufficiali, tracciabili, densi di contenuti illuminanti, per informarci, ecco la questione sarebbe diversa. Ma il fattaccio è che ormai, per esempio su Facebook, scambiamo, commentandolo pure (e comunque leggiamo frettolosamente solo poche righe), il Post del “frescone” di turno che sparla sotto il seguente, standard titolo, sparato a caratteri cubitali: ATTENZIONE, le sue fregnacce strampalate rubacchiate qua e là. Distratti, superficiali, socialdipendenti cronici, al posto della “faccina triste”, talvolta (inoltre) sotto il post riportante la brutta notizia della morte di qualcuno, (scrivere RIP è il must, anche se manco lo conosciamo il poveretto scomparso), arriviamo a piazzare un Like, oppure, l’Emotion sorridente.

Brutta bestia il coronavairus, la socialdipendenza (praticata e non compresa) e il terrorismo da social che ci hanno trascinato nel vortice della paura. E … fateci caso: fa sempre più rumore la coglionata, arzigolata bene, di un cialtrone, sui social di una verità, vera, dichiarata, annunziata da chi ha voce in capitolo. Ed è questo, più del coronavirus (non lo menziono più alla Di Maio) il vero dramma.

Ahinoi … strano davvero questo virus maledetto che colpiva, in particolare, chi praticava abitualmente il rito dell’aperitivo e graziava, fortunatamente per decreto, chi si rifugiava al ristorante o al caffè; poi si è rimediato a questa stranezza, ma pensarci prima, no? Passo e chiudo: massima solidarietà ai colpiti dal coronavirus, alle sue vittime, a noi inconsapevoli socialdipendenti e agli operatori, tutti, enogastronomici. Che l’enogastronomia è settore da aiutare e sostenere subito. Chapeau infine agli informatori informati, agli operatori sanitari, a chi si è sbattuto, si sbatte e si sbatterà. Adios, torno sui social. Oppure no?

 

stefano mauri

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