21 Ott 2026, Mer

La breve storia dei cinema cremaschi scritta da Alberto Tuzza: cremasco del fare, ricercatore ed esploratore

La storia delle cinque sale cinematografiche di Crema è, purtroppo, un mesto elenco di demolizioni (Astra, Cremonesi), cambi di destinazione d’uso (Gigante Splendore, Cinema Teatro Nuovo, Olimpia) o di progressivo abbandono al degrado (Vittoria); per non parlare della capillare rete delle sale parrocchiali, anch’esse scomparse da decenni.

La prima proiezione cinematografica a Crema, della durata di pochi minuti, fu mostrata al pubblico addirittura nel 1897, a poco più di un anno dall’invenzione dei fratelli Lumière (28 dicembre 1895). Si tenne nel Teatro Sociale del Piermarini, ma i concittadini di allora si mostrarono – come al solito – diffidenti verso le novità: ci vollero altri dieci anni per avere un cinema stabile in città.

La prima vera sala fu il Cinema Gigante Splendore, inaugurato nel 1907 nell’ex chiesa di San Domenico. Ebbe vita breve e, dopo varie vicissitudini, riaprirà come Cinema Teatro solo nel 1943.

Un anno dopo, nel 1908, sorse nell’allora Piazza Roma (ora Piazza Aldo Moro) il Cinema Cremonesi, caratterizzato da una splendida facciata Liberty purtroppo demolita nel 1964 (il primo scempio) per fare posto a una banca. Il cinema, ricostruito nel 1966 nelle vicinanze abbattendo l’antico palazzo Fadini (il secondo scempio), venne a sua volta chiuso nel 1983 dopo neppure vent’anni di attività, e in seguito demolito per fare spazio all’attuale bar Gallery.

Ancora più complessa è la storia del Cinema Teatro Nuovo, situato all’interno dell’ex chiesa di San Domenico, oggi sede del teatro cittadino. Dopo l’epoca napoleonica, l’edificio subì una serie infinita di trasformazioni: cavallerizza, mercato, ricovero per i malati di colera e cinema (il già citato Gigante Splendore). Divenne poi ospedale militare durante la Prima Guerra Mondiale e, a partire dal 1943, tornò a essere un cinema, ribattezzato Cinema Teatro Nuovo. Chiuse alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso per diventare una palestra, trovando infine la pace nel 1999 con la definitiva trasformazione nel teatro che possiamo ammirare oggi.

La fine più triste è senz’altro quella del Cinema Vittoria, la cui insegna campeggiava fino a qualche anno fa nel vicolo laterale di via Mazzini, dove si trovava l’ingresso. Impossibile dimenticare i memorabili cineforum frequentati dalla “meglio gioventù” dell’epoca. Nell’atrio si insediò per breve tempo una sala giochi, ma l’illusione durò poco. La sala principale, che ho avuto modo di visitare recentemente, versa in completo stato di abbandono: le poltrone sono ancora al loro posto, ma in condizioni pietose a causa di infiltrazioni d’acqua, polvere e detriti.
Mi hanno appena segnalato che anche il cinema Vittoria ha avuto un predecessore durato pochi anni che è stato in seguito sostituito da una nuova struttura , questa volta sotterranea sovrastata dal condominio ancora esistente. Pubblico sulla fiducia non avendo fino ad ora trovato prove nella documentazione, mi fido della fonte .

Non ha avuto miglior sorte il Cinema Astra, il più piccolo della città. Situato in via Monte di Pietà, chiuso alla fine degli anni ’70 del secolo scorso e fu sostituito da una moderna costruzione destinata ad attività commerciali.

Andando ancora più indietro nel tempo, negli anni Venti del Novecento esisteva anche il Cinema Olimpia, una sala minuscola ricavata nell’ex chiesa di Santo Spirito e Santa Maddalena, nei pressi del mercato austro-ungarico. Anche in questo caso, nel corso dell’ultimo secolo il luogo ha subito svariati cambi d’uso come scuola, magazzino e, infine, auditorium.

In sostituzione di tutte queste sale, nel 1999 è nato l’attuale complesso della Multisala Portanova. Oggi, complice la crisi del settore, la struttura risulta forse sovradimensionata: da grandi amanti del cinema, io e mia moglie ci ritroviamo spesso a seguire proiezioni in cui il pubblico si conta sulle dita di una mano. La situazione non è migliore nella vicina Lodi, dove però resistono ancora eroicamente due cinema d’essai, con una programmazione generalmente eccellente rispetto a quella cremasca.
Per finire, una chicca: gli imperdibili giudizi che il Nuovo Torrazzo riservava ai film in programmazione (tratti da una copia del 26 giugno 1976). La scala dei valori partiva da:
• NON CLASSIFICATO
• INACCETTABILE (con le sfumature: negativo – aberrante – licenzioso
• DISCUTIBILE (per scabrosità)
• RACCOMANDATO
Un reperto d’epoca straordinario che, tra una “scabrosità” e un film “aberrante”, racconta perfettamente come siano cambiati non solo il nostro modo di andare al cinema, ma la società stessa.

Così ha postato via social Alberto Tuzza: cremasco del fare, ricercatore ed esploratore

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