L’ultimo messaggio (ad ora) del vescoco Oscar Cantoni alla diocesi di Crema

L’ultimo messaggio (ad ora) del vescoco Oscar Cantoni alla diocesi di Crema

Quello apparso il 1 settembre in apertura del Quaderno di lavoro per la diocesi anni 2016/2017 è l’ultimo messaggio di monsignor Oscar Cantoni alla diocesi che l’ha visto sua guida per oltre 10 anni. Un messaggio ricco di significati e di spunti che rimane l’ultima traccia lasciata alla diocesi. Vogliamo proporvelo integralmente per fare gli auguri a monsignor Oscar Cantoni per la sua nuova destinazione.

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Al santo popolo fedele della Chiesa di Dio che è in Crema: Come già in precedenza annunciato, una delle priorità di questa prima parte del nuovo anno pastorale 2016/17 consiste nel rinnovo degli organismi di partecipazione (consiglio pastorale parrocchiale, zonale e diocesano, come pure il consiglio per gli affari economici). E’ un’ occasione provvidenziale per aiutare tutta la nostra Chiesa ad avanzare verso una tanto auspicata “mentalità sinodale”, in cui tutti i battezzati si sentono coinvolti nell’impegno di una comune responsabilità di animazione della comunità cristiana, ciascuno secondo i propri doni e la disponibilità di cui può disporre, perché essa sia in grado di offrire al mondo una valida testimonianza evangelica.

Vogliamo aiutarci a sognare una Chiesa che si rinnova secondo gli appelli che lo Spirito Santo continuamente suscita, capace di affrontare le nuove situazioni esistenziali del nostro ambiente di vita. Per questo il nostro stare insieme in una comunione fraterna ( communio) che nasce dall’ Eucaristia, si traduce immediatamente in spirito di servizio, in un impegno di testimonianza (missio) là dove abitualmente viviamo. Facciamo in modo che le nostre Comunità cristiane siano lo spazio in cui testimoniare immediatamente la Misericordia del Padre, il luogo dove possa essere percepito quel clima di famiglia che caratterizza la Chiesa di Cristo, mediante cui gustare le primizie del Regno, un anticipo del mondo futuro, a cui sono chiamati tutti gli uomini.Papa Francesco ha sottolineato che “è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia.

Una reale fraternità cristiana permette ai discepoli di Gesù di rendere possibile la vita evangelica dentro questo preciso momento della storia”. Ripensare come le nostre parrocchie, i nostri gruppi, le associazioni e i movimenti, la vita consacrata, rendono visibile una vita di comunione fraterna è quindi un reale obiettivo. Solo una Chiesa che sperimenta di fatto una vita fraterna (fondata sull’accoglienza di tutti, mediante scelte di solidarietà, nel servizio reciproco) diventa attraente. La Chiesa non può essere ridotta a un circolo chiuso, dove i soliti pochi provvedono per tutti, dove solo alcuni si confrontano e decidono. La Chiesa è una famiglia in cui tutti devono sentirsi coinvolti per impegnarsi a vivere la missione per cui essa vive, ossia quella di uscire, per incontrare un mondo effettivamente “lontano” e lì accendere la fiamma del Vangelo.

Non si tratta, infatti, di ripiegarsi e di costruire un nido sicuro dentro le istituzioni ecclesiali e i nostri ambienti, quasi una struttura di difesa, ma di fare delle nostre comunità parrocchiali un luogo dove pregare, trovare spazi di silenzio, dove vivere la solidarietà, dove incontrarsi fraternamente per aiutarsi ad agire dentro il nostro ambiente di vita, a contatto con la realtà umana, anche nei suoi aspetti più dolenti e problematici. Nei prossimi anni, il numero esiguo di sacerdoti e la necessità di riunire più parrocchie in unità pastorali renderà improrogabile una presenza ancor più attiva e responsabili di laici (uomini e donne di tutte le età), di consacrati/e, e anche di diaconi, che diventeranno, con i sacerdoti, punto di riferimento per la Comunità, non solo per la gestione economica della parrocchia, ma anche per l’ animazione di azioni liturgiche. Penso, ad esempio, alla guida della liturgia delle Ore (Lodi e Vespri), all’annuncio quotidiano della Parola di Dio in assenza dell’Eucaristia, oppure al mandato di portare la s.Comunione agli infermi, di seguire le non poche urgenze di carità, accompagnare coppie di fidanzati nella preparazione alMatrimonio cristiano, o seguire i genitori che presentano alla Comunità un loro figlio per i sacramenti della iniziazione cristiana.

Abbiamo bisogno di laici di tutte le età che si preparino fin d’ ora, anche attraverso corsi di formazione teologico-pastorale, ad assumersi responsabilità ecclesiali, persone che accettano di svolgere un vero servizio ecclesiale, nella condivisione delle responsabilità, offrendo alla causa del Vangelo le loro energie, il loro tempo, le loro capacità, accompagnati con affetto da parte dei pastori e delle istituzioni ecclesiastiche. E’ in virtù del Battesimo e della Cresima, e non per altre benevole concessioni, che in un futuro sempre più prossimo le singole parrocchie, ma anche le nascenti “unità pastorali” potranno avvalersi di cristiani adulti che utilizzano i loro doni e il loro tempo a servizio dei fratelli, così come è indispensabile la presenza di laici che ci aiutino ad una vera e propria reinterpretazione culturale e spirituale del modo di essere cristiani nel mondo di oggi. Seguendo le indicazioni di Papa Francesco nella Evangelii gaudium, vogliamo insieme costruire una Chiesa in permanente uscita, “comunità evangelizzatrice che sa prendere l’iniziativa senza paura,andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi” (24). Un “laicato in uscita” sa alzare lo sguardo e guardare “fuori”, guardare ai molti “lontani” dal nostro mondo, alle tante famiglie in difficoltà e bisognose di misericordia, ai tanti campi di apostolato ancora inesplorati: sono queste le raccomandazioni a cui Papa Francesco continuamente ci rimanda.

Per realizzare questo stile di sinodalità è pure indispensabile che i sacerdoti non solo sappiano fraternamente e volentieri collaborare tra di loro, ma anche acquistino sempre più una mentalità comunionale, stimino e valorizzino la presenza dei laici, accettando umilmente anche i loro apporti costruttivi critici, senza considerarli cristiani di serie b o dei semplici collaboratori. Per tutti: è finito il tempo di pensare alla sola propria parrocchia, slegata dalle altre vicine, indipendentemente dalla Chiesa locale.E’ sempre più evidente che va superata la mentalità, che ancora persiste, della piccola cerchia chiusa, in cui si arriva a credere di essere il centro di tutto. Intrecciare collaborazioni tra parrocchie, riunendo insieme, ad esempio, i gruppi di adolescenti e di giovani, sarà una grande opportunità e una ricchezza da condividere, pena la dispersione a causa di presenze numeriche ridotte, poco significative e stimolanti.

Preparare con progressività nuove comunità pastorali è frutto di chi ha il coraggio di incominciare insieme ad altre parrocchie vicine nuove sperimentazioni, di proporre (per settori) piccole attività comuni, senza aspettare che giunga un decreto vescovile, per poi giustificarsi con la scusa che le comunità non sono ancora pronte! Ecco ancora quanto sottolinea Papa Francesco: “La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è sempre fatto così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità” (EG 33).

Per quanto riguarda l’azione dei consigli pastorali, di prossima costituzione, è opportuno ricordare che essi non sono stati pensati semplicemente per organizzare il calendario della settimana o per programmare la sagra parrocchiale. Sono piuttosto uno strumento per leggere nella fede le diverse situazioni di vita, con tutti gli aspetti problematici che la realtà oggi presenta, un’ occasione di confronto per affrontare le sfide emergenti, garantendo l ‘ascolto di tutti, dai più anziani ai più giovani, per impostare, infine, una pastorale che, come ho sottolineato, non può più essere come quella di un recente passato, ma aperta all’ accoglienza e alla collaborazione inter parrocchiale, zonale e diocesana, in comunione con le altre Chiese di Lombardia, con la CEI e con le direttive del santo Padre. Si tratta anche di imparare a lasciarsi interrogare dalla presenza di “altri”, che sono estranei al cristianesimo o che l’ hanno da tempo abbandonato e che vivono nelle diverse “periferie” umane o esistenziali. Il nostro compito è finalizzato all’ evangelizzazione degli uomini e delle donne del nostro tempo attraverso la condivisione del loro mondo, ma anche caratterizzato da una sincera simpatia per la loro vita, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, da uno sguardo di compassione e di misericordia.

Per far parte dei diversi consigli non è necessario una particolare competenza, né essere necessariamente degli intellettuali. Basta il proprio vissuto di credente, con quel carico di maturità umana e con quella sapienza cristiana che nel tempo, con la grazia di Dio, ciascuno va acquisendo, anche a partire dalle proprie ricchezze interiori, e finanche dai propri errori e dal confronto con l’esperienza altrui. Nessuno, poi, è tanto povero da non avere qualcosa da offrire agli altri e nessuno può dire di bastare a se stesso o sentirsi tanto superiore agli altri da non avere nulla da imparare. S.Benedetto, nella sua regola, consiglia di dare ascolto anche e soprattutto ai giovani, perché è da essi che vengono le intuizioni migliori! Comprendo bene che certi attuali ritmi di vita rendono difficoltosa la partecipazione ad esperienze condivise quali il consiglio pastorale.

Certi impegni improrogabili di famiglia, difficoltà di salute, di lavoro, le attenzioni ai genitori anziani, le preoccupazioni per i figli, certe ristrettezze economiche, non permettono una disponibilità continua ai ritmi parrocchiali. Eppure accettare, non senza fatica e sacrificio, la chiamata a vivere con regolare frequenza i ritmi della Comunità, comprese la presenza ai diversi consigli, permette di acquisire una grande ricchezza interiore e di stabilire rapporti fraterni intensi, così da rendere maggiormente feconda la propria esistenza e quella di coloro che ci circondano. Ringrazio fin d’ora tutti coloro che avranno il coraggio di “sporcarsi le mani” e di sognare una Chiesa che coraggiosamente si apre ai nuovi appelli dello Spirito e non teme di affrontare le sfide del tempo presente!

Oscar Cantoni (dal quaderno di lavoro diocesano 2016/2017)

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