Sanremo, stasera si parte ecco tutte le prime curiosità sui brani in gara

Sanremo, stasera si parte ecco tutte le prime curiosità sui brani in gara

Stasera si parte. Mai un Sanremo è stato così atteso per la parte musicale. Bassissimo il tasso di pop classico italiano, quella che chiamo musica antonapausiana. Ma c’è di tutto. Indie, rap, traprock classico, neo-soul. Ventiquattro pezzi scremati da una lista di 400. Abbiamo grandi attese su tanti nomi. Ecco qualche spunto su cosa aspettarci basandosi sulle impressioni lette sulla stampa specializzata.

  • Arisa, Mi sento bene. Dovrebbe essere una mescolanza degli stili della Rosalba Pippa. Non per nulla il disco si intitola Una nuova Rosalba in città. Operazione strana a livello discografico. Dovrebbero uscire un best of e il nuovo disco. Su tutte le copertine, best, singolo, album, una Arisa sensuale. Il brano come detto ripesca la leggerezza dell’inizio con tocchi seri qua e la.
  • Boomdabash, Per un milione. Viene dato per tormentone sicuro. I salentini mettono giu un bel pop reggae e si fanno scrivere il testo da Rocco Hunt che duetterò con loro la sera dei duetti. Ritornello appiccicoso. Dopo il successo estivo con la Bertè di Non ti dico no potrebbe essere il brano successore degli Stato Sociale. Attenzione per un podio.
  • Loredana Berté, Cosa ti aspetti da me. Un pezzaccio rock ricco di citazioni scritto da Curreri. Vasco emerge nelle strofe e la non signora della musica italiana azzurra più che mai conferma che è tortanta in pista alla grande. Diremmo distante dai primi posti ma in radio sicuro.
  • Federica Carta e Shade, Senza farlo apposta. Due che piacciono ai giovanissimi ma che ripuliti da neologismi (soprattutto Shade che scrive il testo) mettono assieme una canzone del tutto Sanremese. E con Cristina D’Avena nel duetto il pubblico che viene puntato è evidente.
  • Simone Cristicchi, Abbi cura di me. Sanremo l’ha vinto, un po’ a sorpresa. Poi quello che voleva essere come Biagio Antonacci si è dato al teatro e ciao. Il teatro c’è tutto in sta canzone, con parti quasi recitate. Si dice premio della critica sicuro.
  • Nino D’Angelo e Livio Cori, Un’altra luce. Ninuccio è uno scaltro. Reclutato un rapper, canta con l’autotune e cerca di parlare ai giovani. Staremo a vedere con curiosità se con successo o in maniera imbarazzante.
  • Einar, Parole nuove. Amore, amore, amore. Sanremo, Sanremo, Sanremo. Arriva da Amici e ha vinto Sanremo giovani. Ma pare dannatamente vecchio.
  • Ex Otago, Solo una canzone. Giocano quasi in casa i genovesi. Esponenti dell’itpop, o dell’indie, anche se sono più vicini ai Thegiornalisti che a Calcutta. Non crediamo andranno lontanissimo.
  • Ghemon, Rose viola. Lui è bravo. Non si snatura. Parla al femminile. Butta sul palco il suo urban soul che non sarà facile fare digerire al volo. Ma sicuramente sarà apprezzato sulla lunga distanza, e magari anche dalla critica.
  • Il Volo, Musica che resta. I tenorini ormai sono adulti. Compiono dieci anni di storia e inserendo una spruzzata di rock puntano al bis della vittoria di Grande amore strizzando l’occhio alle figlie e piacendo alle mamme. Ma secondo noi non vinceranno.
  • Irama, La ragazza col cuore di latta. Canzone dura, parla di violenze domestiche. Strofe rap e ritornelli che rimangono. Potrebbe essere la sorpresa. Ma diciamo che per il tema sociale come vittoria abbiamo già dato col populismo di MetaMoro.
  • Achille Lauro , Rolls Royce. L’alfiere della samba trap fa il rocker. Musicalità alla Smashing Pumpkins tempo in 4/4. Una cassa dritta nell’anima, per citare un Vasco. Nel testo ci infila Doors, Hendrix, Amy Winehouse, Elvis, Axl Rose, Rolling Stones, Paul Gascoigne, Van Gogh e Billie Joe Armstrong. Sorpresa.
  • Mahmood, Soldi. Attaccato dalla stampa sovranista di destra non snatura il suo stile trap. Infatti si produrre Dardust. Sarà tamarrissimo il duetto con Gue Pequegno. Critiche sicure e successo pure.
  • Motta, Dov’è l’Italia. In due dischi Motta è passato da esimio sconosciuto a fenomeno dell’indie più rock. Adesso punta anche alla critica sociale. Un testo che potrebbe essere retorico e scontato ma Motta sa buttarsi via il giusto e la canzone punta alla sala stampa.
  • Negrita, I ragazzi stanno bene. Slide, fischio, atmosfere west. Una bella tamarrata alla Negrita. Con un po’ di critica sociale e attualità e poi giù di chitarroni. Sanno sempre divertire. Frega nulla di vincere tanto i palazzetti li riempiono lo stesso.
  • Nek, Mi farò trovare pronto. Un po’ di elettropop, un po’ di mestiere. Il ritmo che sale. La canzone scritta con il figlio di Biagio Antonacci e il produttore di Ramazzotti punta alla vittoria.
  • Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood. Ballatona chitarrosa, generazioni a confronto. Piacerà abbastanza. Ma senza alti ne bassi.
  • Patty Pravo e Briga, Un po’ come la vita. Il mix tra classicismo alla Patty e rap alla Briga potrebbe non essere riuscito. Troppo diversi. Ma mai dire mai.
  • Francesco Renga, Aspetto che torni. Bungaro la cofirma e farà anche il duetto. Amore e melodia. Si punta al Sanremo super classico per la voce potente di Renga che vorremmo tanto risentire rock con i Timoria per il 25 anni di Viaggio senza vento. Ma zio Omar ha detto che non si può fare. Maledizione.
  • Daniele Silvestri (con Rancore), Argentovivo. Dopo tanta critica a favore il cantautore romano potrebbe anche vincere. Il testo è duro e impegnato ma toccante. Una spruzzata di rap, ma Silvestri lo era antelitteram, con Rancore che canta il finale. Ritmo sincopato. Possibile sopresona.
  • Anna Tatangelo, Le nostre anime di notte. Canzone da gossip, una relazione difficile. Classica struttura sanremese. Partenza voce e piano, base elettropop e crescando drammartico finale. Dieci anni fa avrebbe vinto.
  • Paola Turci, L’ultimo ostacolo. La Turci sceglie un altro autore cremonese per continuare a raccontare la sua parte più intima. Aria da Coldplay. Le radio ci andranno pazze. Potrebbe vincere.
  • Ultimo, I tuoi particolari. Il candidato più concreto alla vittoria. Non è un rapper, come poteva sembrare lo scorso anno con “Il ballo delle incertezze”ma l’erede del pop che piace a giovanissimi e mamme. Il pezzo è bello intenso.
  • Zen Circus, L’amore è una dittatura. Niente ritornello, solo strofe. Un testo lungo, anche politico. Arriveranno ultimi. Ma sono tra i più attesi da parte del pubblico rock, che sta aspettando per urlare al tradimento di quelli che mandavano tutti affanculo e che adesso sno all’Ariston.

Emanuele Mandelli

 

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