30 Ott 2026, Ven

Tempo di “Fasuil cun li cudeghi”, l’oro di Pizzighettone. Una festa accende le mistiche, misteriose e uniche Casematte. E la versione, del piatto cremonese dell’Oste d’Italia Mario Barbieri, colpì chef Alessandro Borghese. Almeno così si sussurra

“Da giovedì fino ad esaurimento…..come da tradizione i fasuil cun li cudeghi….quelli dell’ osteria  Cà Barbieri”

Così ha postato via social Mario Barbieri: Oste d’Italia, cuoco, ristoratore (Ah … come si mangia da re e si beve da regine al ristorante Famiglia Cà Barbieri di Levata di Grontardo, ndr), commerciante enogastronomico, arbitrologo, calciofilo, opinionista televisivo e tifosissimo della Cremone se e del Milan. Una curiosità? Anni fa, (leggenda di campagna? Mistero pettegolo? O sussurro vero?), si sussurra che, chef Alessandro Borghese, alla ricerca di ristoranti cremonesi da inserire nel suo format “4 Ristoranti”, non si sa bene come, riuscì a degustare i  i fasuil cun li cudeghi del Mario. E ne rimase colpito, provandole poi tutte, senza però riuscirci, ad arruolare (attraverso i suoi collaboratori), l’Osteria Cà Barbieri nella sua trasmissione – gara di successo.

Piatto povero ma gustoso, un tempo: i fasuil cun li cudeghi erano la portata principale del 2 novembre nelle osterie del paese, e nelle cascine, in concomitanza col rituale dell’uccisione del maiale nelle cascine di cui non si buttava nulla, cotenne comprese. A Pizzighettone, anche quest’anno, in un contesto unico. le Casematte, i fasulin de l’òc cun le cudeghe, animeranno la festa del paese, dal 30 al primo novembre e nel weekend di sabato 7 e domenica 8 novembre. Citando il sito internet www.fasulin.com: “E questo appuntamento nasce da lontano, nel novembre del 1993, quando il Gruppo Volontari Mura, per trovare una fonte di autofinanziamento, finalizzato esclusivamente al mantenimento delle Mura, organizzò all’interno delle Casematte la prima edizione della manifestazione gastronomica ‘Fasülin de l’òc cun le cudeghe’ cioè Fagiolini dall’Occhio con le Cotenne del maiale. Questi antichi fagiolini venivano appunto coltivati nelle nostre terre prima dell’avvento di fagioli considerati, a torto, più pregiati. Era un’antica tradizione del paese, come accennato poc’anzi, quando il 2 di novembre, Giorno dei Morti, gli osti offrivano, ai propri avventori più indigenti, una scodella di fagiolini dall’occhio con cotenne di maiale. Questa antica tradizione è stata rispolverata facendo così nascere questa festa, che si celebra appunto nelle giornate di fine ottobre, primi di novembre, nelle casematte. La prima edizione ‘quasi in famiglia’ dei fasulin de l’öc cun le cudeghe ha avuto un grande riscontro presso i buongustai. Questo piatto che, unitamente al duro lavoro dei volontari, e alla preparazione di questa prelibata pietanza da parte delle nostre cuoche secondo l’antica ricetta originale, nel tempo ha fatto la fortuna di Pizzighettone diventando suo patrimonio storico. Oggi il Fagiolino dall’Occhio di Pizzighettone, la cui produzione in loco dell’antico legume è affidata ad agricoltori locali, vanta la prerogativa di una filiera cortissima, con materie prime biologiche e di esclusiva provenienza del territorio a km 0. Questo peculiare prodotto è stato riconosciuto, con decreto regionale, come piatto tipico dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Il riconoscimento dei prodotti agroalimentari tradizionali ha un ruolo fondamentale nell’affermazione delle identità delle comunità rurali. L’inserimento nell’elenco permette di salvaguardare la tradizione dei processi produttivi, di preservare una sapienza spesso secolare in grado di produrre specialità difficilmente replicabili altrove, mantenendo il legame con il territorio e con le comunità locali che, nei secoli, le hanno generate”. Ah, le leggendarie, mistiche “Casematte” di Pizzighettone, sono ripari in muratura, ricavati dentro le possenti mura ed utilizzate come cannoniere (nello specifico quelle del Rivellino), come deposito di munizioni e materiale vario e anche come alloggio per guarnigioni di stanza e truppe di passaggio grazie alla presenza di camini, sfiatatoi e condotti di ventilazione. Nel 1734 gran parte delle casematte della cortina di Pizzighettone vengono soppalcate in modo da aumentare la disponibilità di alloggio per le truppe.
La superficie interna di una casamatta è di ca. 90 mq; la cortina dalla parte del fossato é alta 12,25 m, mentre verso la strada misura 6,8 m. Il soffitto è voltato a botte, copertura che permetteva di sopportare carichi enormi compreso il peso delle artiglierie e di resistere ai colpi dei cannoni rendendo la casamatta un luogo a “prova di bomba“. Con il passare del tempo, una porzione delle Casematte subì diverse trasformazioni, tra cui la conversione in carcere. E proprio da quella parti, appena sedicenne, arrivò ‘Villa dei Gerani’, il riformatorio minorile, dove venivano destinati ragazzi e ragazzini che già avevano avuto problemi con la giustizia, l’allora giovanissimo Renato Vallanzasca.

stefano mauri

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