Ah … com’è buono il Torrone di Cremona Ad Libitum fatto con miele cremasco da Signorini & Rivoltini

Ah … com’è buono il Torrone di Cremona Ad Libitum fatto con miele cremasco da Signorini & Rivoltini

Sì… il Torrone di Cremona Ad Libitum fatto con miele cremasco (Sergio Zipoli di Romanengo) da Patrizia Signorini e Massimo Rivoltini è davvero buono ed è qualcosa di unico. E bene ha fatto, via social su Facebook, Patrizia Signorini a scrivere e postare quanto segue:

“Ad Libitum significa “a piacere”, termine latino che applicato ad una cosa buona significa poterne godere all’infinito.
Il mio torrone nasce dal desiderio di fare qualcosa di semplicemente buono, legato a Cremona con l’unico elemento possibile: il miele.
Quando l’idea prese forma ormai 5 anni or sono, Massimo Rivoltini e Sergio Zipoli accettarono la scommessa di produrre una cosa infinitamente piccola nei numeri ma molto grande se vista come recupero concreto dell’identità del torrone cremonese. Il Miele è l’unico ingrediente che parla la lingua del suo territorio; ostinarsi ad utilizzare qualcosa di locale è stato per me segno concreto di amore per la mia terra e per la gente che ci vive e ci lavora. Tanti anni fa non mi era chiara questa cosa, ma più scoprivo la bontà di torroni fatti altrove più cresceva dentro di me la certezza che dovevo fare qualcosa. Oggi non mi sognerei mai di comperare torrone altrove, né tantomeno venderlo spacciandolo per cremonese.
E sono andata oltre, non accontentandomi di acquistarlo a Cremona ma volendo proprio che fosse prodotto almeno con un ingrediente della mia terra. E’ orgoglio di appartenenza, è consapevolezza del valore infinito che ha impegnarsi a collaborare mantenendo un’idea coerente anche quando e anche se il mercato parla una lingua diversa. Ma i numeri non sostituiscono la cultura, non azzerano la prospettiva di riuscire a difendere un valore che deve poter scavalcare qualsiasi business commerciale affermando l’importanza della diversità e dell’originalità. Secoli di storia non si cancellano con l’indifferenza della produzione di massa.
Il vero torrone cremonese è quello classico, friabile, prodotto con null’altro che albumi, mandorle e miele.
Chiunque e dovunque può fare un dolce simile, ma nessuno può portare il nome di Cremona come possiamo portarlo noi, grazie a Sperlari, Vergani e Rivoltini.
Bisogna però puntare al meglio, sempre, perché le pur piccole cose sono quelle che distinguono la genialità dell’uomo creatore, inventore, trasformatore, dell’uomo capace di guardare lontano tenendo viva la propria identità.
Il Torrone Cremonese è orgogliosamente friabile, capace ovviamente di proporsi anche in altre forme e versioni, ma dimenticarsi che è questo il suo primario Dna è un tradimento, perché non proteggendolo si rischia di consegnare alla banalità del business un patrimonio culturale e artigianale che appartiene soprattutto a Cremona.
Le migliaia di persone che arrivano a Cremona devono poter percepire questa storia: i nostri produttori sono capaci di fare il meglio e questo può essere comunicato e valorizzato di più. Fare il meglio e arrivare dove gli altri non possono arrivare: questo sta dentro la piccola idea di una piccola enotecaria cremonese e di una piccola stecca di torrone”.

Chapeau!

sm

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