Marco Biondi, il soresinese di Virgin radio, racconta l’epopea del vinile

Marco Biondi, il soresinese di Virgin radio, racconta l’epopea del vinile

Marco Biondi vive di radio dal 1976. Nato a Soresina nel 1961 l’attuale direttore musicale di Virgin Radio ha prestato la sua voce e la sua esperienza a una moltitudine di radio nazionali. Dalla partenza a Rcl26 alle radio locali cremonesi passando per Radio Deejay per cui ha realizzato decine di interviste a personaggi celebri, dagli U2 agli Oasis. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui sul ritorno del vinile.

Perché scegliere il vinile

Per tanti motivi per affetto, la mia generazione ci è cresciuta col vinile. Per me il regalo più bello era un 45 giri. Ma anche per la qualità, il formato vinile ha un suono più caldo. E poi per la qualità dell’oggetto. I vinili sono vere opere d’arte; grafica, particolari, disegni, foto. Inserti fotografici, cartoline, sagome pop-up. Ricordo ad esempio Led Zeppelin III con la rotellina che cambiava i disegni, o la mitica banana di Andy Wharol sulla copertina del primo dei Velvet Underground. Ma anche la cerniera di Sticky Finger dei Rolling Stones.

Quale è stato il tuo primo vinile?

Il 45 giri non ricordo. Ero bambino e sono nato con la musica. Ricordo che adoravo quelli del Clan Celentano. Per come erano fatti, l’etichetta, i colori. Ma anche tutti quelli dei gruppi beat dell’epoca d’oro. Il primo 33 giri comprato con i miei soldi invece fu Band on the Run di Paul McCartney. Era il 1973 e avevo 12 anni. Ma c’erano anche le cassette per chi non poteva permettersi i dischi.

Un supporto povero ma ricco di storia

Si. I miei genitori avevano un bar a Soresina. Mi ricordo che entravano i primi venditori extracomunitari e le audiocassette doppiate erano un classico delle loro ceste. Ricordo che comprai Wind and Wuthering dei Genesis che avevo deciso di non prendere originale, io che adoro i Genesis. Il disco era bello ma finiva prima. Mancava del tutto l’ultimo pezzo. Ma fu un assaggio che mi convinse a prenderlo.

Oggi anche chi non ha vissuto quell’epopea sta tornando al vinile, i 30enni per esempio.

In parte merito della facilità di reperire materiale con Amazon e Ebay. Da quando l’ho scoperto la mia carta di credito è un disastro. Ci sono persone che magari trovano in soffitta i vecchi dischi dei fratelli maggiori e li vendono a prezzi stracciati senza sapere cosa stanno vendendo. E poi molti oramai hanno scelto di tornare a incidere su vinile.

Una scelta ad esempio come quella dei Santa Margaret

Si. Li conosco. Hanno fatto una scelta coraggiosa ma anche di marketing. Giusta perché il loro suono si adatta al formato, soprattutto il lato B molto anni ’70. Di marketing perché poi la stampa bene parla ed è un ottima promozione.

Che ricordi hai del panorama musicale locale

Beh sono cresciuto da quelle parti. A Soresina terra di mezzo tra Crema e Cremona. Oggi vengo di meno, giusto a trovare gli amici. Ma quella zona l’ho vissuta. So che oggi c’è meno di allora. C’erano davvero tanti locali. Il Playboy di Cremona, il Charlie Brown di Offanengo. Il Diedron di Oscasale dove ho sentito i primi grandi concerti come Pfm e Colosseum. Ma dove ho anche visto la prima volta lavorare Claudio Cecchetto, mio idolo radiofonico con cui poi ho avuto la fortuna di collaborare professionalmente e che ho conosciuto nel 1987 a Radio Deejay. Si prendeva il motorino e via si andava.

Andrea Spinelli

 

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