La Bohène di Puccini stasera al Sant’Agostino

La Bohène di Puccini stasera al Sant’Agostino

Che bella sorpresa! Sabato 19 luglio, alle ore 21.15, presso i Chiostri del Museo Civico Cremasco, sarà eseguita l’opera di Giacomo Puccini Bohème in una serata organizzata dal Circolo delle Muse, con Daniela De Gennaro, soprano (Mimì), Federica Vitali, soprano (Musetta), Konstatinos La Tsos, tenore (Rodolfo) Simone Tansini, tenore (Marcello), Daniele Caputo, baritono (Schaunard), Alberto Rota, basso (Colline), Armando Ariostini,basso (Benoit e Alcindoro). I cantanti saranno accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Crema. Coro Ponchielli – Verova di Cremona. Direzione orchestra e coro Patrizia Bernelich. Regia, scene, costumi Giordano Formenti. Partecipa il Coro di voci bianche Melos di Montodine. Orchestra di Fiati di Trigolo. Gruppo Teatrovare di Castelleone. Maestri collaboratori Paolo Marcarin, Enrico Tansini, Ruggero Frasson. Responsabile trucco e coiffeur Gino Bigatti. Direttore allestimento scenico Aldo De Poli Valsecchi. Luci Fade. Bohème è un’opera in quattro quadri su libretto di L. Illica e G. Giacosa, tratta da “Scenes de la vie de Bohème” di Henry Murger. La prima rappresentazione fu al Teatro Regio di Torino l’1 febbraio 1896, con la direzione del grande M.° Arturo Toscanini. Una curiosità: il titolo viene dal nome Boemia, luogo di provenienza degli zingari, al cui stile di vita si ispirano studenti e artisti verso la metà del 1800, per esprimere il proprio malessere esistenziale e il proprio anticonformismo, vivendo una vita disordinata, squattrinata ed errabonda. Colpito e coinvolto personalmente dal nuovo movimento, il romanziere H. Murger ne fa materia delle sue “Scene di vita bohèmien” negli anni 1847 – 1849. I seguaci di questo modus vivendi, definito “bohèmien”, indicano con questo termine il loro stile di vita improntato ad una libertà trasandata, povera, spensierata che, in Italia, assume il nome di “Scapigliatura”. La gestazione dell’0pera si snoda tra mille difficoltà, non tanto per la permalosità dei due librettisti, quanto per il carattere spigoloso di Puccini, estremamente esigente oltre che titubante. E’ in atto inoltre anche una sorta di sfida con il compositore R. Leoncavallo, impegnato nella conversione lirica del medesimo dramma teatrale di Murger. A un certo punto Giacosa vuole rinunciare al lavoro, ma poi fortunetamente ci ripensa. Poi Puccini stesso abbandona la composizione per dedicarsi all’opera “La lupa” di G. Verga. Finalmente, nel 1895, il melodramma di Puccini vede la luce. La storia è centrata su due coppie di innamorati, Marcello e Musetta, Rodolfo e Mimì, concludendosi con la morte di quest’ultima, malata di tisi. Il racconto si chiude con la disperazione di Rodolfo, che invoca il nome dell’amata tra lacrime e grida di dolore. L’opera, caratterizzata da repentini passaggi dalla malinconia all’esuberanza, dalla poesia all’amara quotidianità, offre momenti di alta drammaticità e bellezza infinita, come nelle arie divenute famose (“Che gelida manina” “Mi chiamano Mimì” “O soave fanciulla” “Quando men vò” “Donde lieta uscì” “Sono andati, fingevo di dormire”). Come si sa, l’opera lirica nasce dal concorso di molteplici elementi: accanto ai problemi derivati dal testo musicale, vi sono quelli relativi al libretto, alla vocalità, alla recitazione, all’azione drammatica e alla messa in scena. Il prodotto di tutti questi elementi è un oggetto polimorfo in cui direttori e cantanti devono trovare una coerenza sia sincronica, sia diacronica fra tutte le componenti che, tutte insieme, danno vita a quel meraviglioso miracolo dhe chiamiamo Opera Lirica, come ha detto bene Stefania Navacchia. L’opera è ricca di una musicalità intensa e lascia ampio spazio per le melodie appassionanti. Dopo la prima rappresentazione, un autorevole critico, C. Borsezio, espresse un giudizio spietato, sentenziando che il lavoro di Puccini non avrebbe lasciato traccia nella storia della lirica, mentre altri previdero un successo trionfale. Che giunse puntuale dopo poche repliche. A dispetto della nascita travagliata Bohème è diventata una delle opere più popolari di tutto il repertorio italiano e mantiene tuttora la sua affascinante freschezza.

Eva Mai

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