«Non voglio che la musica mi ripulisca dal porno. Voglio che le due cose possano convivere.»

 

Con queste parole, il cantautore, content creator per adulti e vincitore di un Grabby Award Alex Palmieri non cerca una seconda possibilità, né una versione più rassicurante di sé da riportare alla musica.

 

Dopo aver interrotto per anni la propria carriera artistica, creato una seconda vita professionale nel sex work e nell’industria per adulti e raggiunto proprio lì una notorietà mai ottenuta fino a quel momento, oggi sceglie di tornare senza cancellare nulla.

 

Nelle prossime settimane Palmieri pubblicherà una versione unplugged di “Pay To Play”, singolo che lo scorso maggio ha segnato il suo comeback discografico dopo sei anni di assenza.

 

Una scelta che nasce dall’esigenza di ricondurre il brano alla sua forma più essenziale e, soprattutto, di rimettere al centro la voce.

 

Perché negli ultimi anni, inevitabilmente, a precederla è stata soprattutto l’immagine.

 

Il corpo, l’esposizione, il lavoro nel settore adult, la celebrità conquistata anche fuori dall’Italia. Tutti elementi che Palmieri non intende rimuovere dal proprio percorso, ma che oggi non vuole siano gli unici attraverso cui venga letto.

 

«Ho sempre curato moltissimo l’immagine, i video, le performance, tutto ciò che circonda una canzone – racconta –. Fa parte del mio modo di fare musica e continuerà a farne parte. Ma questa volta sentivo il bisogno di togliere, invece che aggiungere. Di capire cosa rimane quando non c’è più niente a sostenere il brano se non la voce.»

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