Di solitudini e di attese, secondo appuntamento con DeGenere martedì 19 settembre al Bar Parko

Di solitudini e di attese, secondo appuntamento con DeGenere martedì 19 settembre al Bar Parko

Dopo un’apertura brillante e partecipata all’insegna del fantasy, prosegue martedì 19 settembre il secondo appuntamento di DeGenere, la rassegna letteraria ideata da Lorenzo Sartori in programma al Bar Parco di viale Europa a Crema. Protagonisti della serata, che ha per titolo “di solitudini e di attese” saranno Claudia Serrano e Alessandro Barbaglia, due librai-scrittori che hanno molto su cui confrontarsi, in particolare come narrare i sentimenti. Lei è filologa e giornalista e ha esordito nel mondo della narrativa con Mai più così vicina edito da Giunti, una storia fatta di sogni, aspettative e disincanto, lui, finalista al Premio Selezione Bancarella 2017, è poeta e giornalista e ha pubblicato per Mondadori la sua opera prima La locanda dell’ultima solitudine, che immerge il lettore in atmosfere rarefatte e d’altri tempi, capaci di raccontare davvero che cosa sia l’attesa dell’amore.

Claudia Serrano, nata a Bari nel 1984. Laureata in Filologia moderna e giornalista pubblicista. Come giornalista ha vinto alcuni premi, tra i quali il “Premio di giornalismo Franco Sorrentino” per l’inchiesta condotta sul mondo dei non vedenti nella città di Bari. Ha frequentato il corso di alta formazione in Gestione della libreria presso la Scuola Librai Italiani di Orvieto e da alcuni anni esercita la professione di libraia. Mai più così vicina (Ed. Giunti) è il suo primo romanzo e racconta il disperato tentativo di non mandare in pezzi il sogno più grande e più bello della vita. Da un’assolata città del Sud, Antonia, una ragazza che mette i tacchi anche per fare la spesa, arriva a Milano accarezzando il sogno di scrivere un romanzo che ha in mente da tempo. L’ impatto con la città e con il suo cielo senza colore non è dei più incoraggianti, finché un’amica non la trascina a una conferenza letteraria e in poche ore tutto quello che Antonia ha pensato non conta più. Milano le regala Vittorio, un uomo molto diverso da lei: Vittorio è un editore, appartiene ai ceti alti, è disinvolto, ha due occhi magnetici e quell’aria libera e sfrontata di chi non scende a compromessi. E soprattutto ha una vita sociale che intimidisce Antonia, ma nel contempo la affascina. Il bicchiere e la sigaretta sempre in mano, chiacchiere fino all’alba di cinema e libri con amici impegnati, romantiche gite in moto lungo i tornanti mozzafiato della Liguria. Antonia si innamora follemente di lui, ma qualcosa non funziona.

Alessandro Barbaglia

Poeta, scrittore e libraio, vive e lavora a Novara ma è originario del lago d’Orta, dove è ambientata la storia del suo primo romanzo, La locanda dell’ultima solitudine (ed. Mondadori) che racconta l’incontro di due solitudini, quella di Libero e di Viola. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Delicato, poetico, intenso e prezioso, il romanzo di Alessandro Barbaglia riflette nello stile la sua passione estrema per la poesia e per le parole, come spiega lui stesso nel corso di un’intervista: “Amo molto le parole. Da bimbo giocavo con i mattoncini lego, costruivo, incastravo, cercavo colori giusti e forme adatte. Crescendo ho capito che le parole erano più economiche dei Lego e molto più versatili: si potevano fare cose, con le parole, che con i mattoncini Lego non potevo nemmeno immaginare. Credo che l’aspetto ludico di costruzione narrativa derivi da quello. O forse dal fatto che non so far diversamente da così: giocare con le parole nella maniera più seria possibile”. E da qui è nato il romanzo che ha il respiro di una fiaba, come spiega lo stesso Barbaglia: “Credo nelle fiabe. Le fiabe non insegnano ai bambini che gli orchi o le streghe esistono, i bambini lo sanno già che esistono: le fiabe insegnano che i mostri si possono superare. Non ci sono mostri nella mia fiaba, ma c’è la solitudine. Ecco perché credo che la mia storia sia davvero una fiaba perché non ti racconta che la solitudine esiste, ti racconta una possibile via per renderla una cosa bella”.

 

Le serate di DeGenere iniziano alle ore 21 e sono tutte ad ingresso libero presso Bar Parko, Viale Europa 22 a Crema. Per info degenere-storie.blogspot.it

 

 

 

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