Giordano Bruno: “La divinità abbraccia in un’unità una triade soprannaturale, nello stesso modo che nel sole c’è sostanza, luce e calore”

Giordano Bruno: “La divinità abbraccia in un’unità una triade soprannaturale, nello stesso modo che nel sole c’è sostanza, luce e calore”

Trinità Ariana, Pieve di Santa Maria Assunta, Soncino (CR)

Fin dal XII secolo si diffusero in Europa tre differenti tipologie di raffigurazione antropomorfa della Santissima Trinità. In centro Europa essa appariva sovente come un corpo tricefalo, evidentemente influenzata dall’ancestrale mitologia celtico germanica, mentre in Italia era prevalentemente rappresentata con una testa a tre volti, il “vultus trifrons” che richiamava la dea Ecate dell’antichità classica. In entrambi i casi i visi erano identici e la figura nel suo complesso evocava il Cristo, ovvero l’incarnazione terrena del Padre. Nell’ultima tipologia Padre, Figlio e Spirito Santo erano viceversa tre figure distinte ma nello stesso tempo identiche, poste sullo stesso piano e generalmente coincidenti con l’immagine di Gesù Cristo nell’Ultima Cena, rendendo in tal modo visivamente il concetto di “talis Pater, talis Filius, talis Spiritus Sanctus”. Con il Concilio di Trento tutte queste rappresentazioni iconografiche vennero rigettate, in particolar modo subirono la censura ecclesiastica le Trinità tricefale e trifronti, considerate troppo similari ed accostabili ad antiche divinità pagane tanto da essere definite con feroce ironia “Cerbero cattolico” dai protestanti. Condannate dalla Chiesa come immagini “diaboliche” e “improbe” le Trinità antropomorfe furono occultate e solo in pochi casi sono giunte fino a noi. La definitiva abolizione di raffigurazioni umanizzate della Trinità avvenne nel 1628 con papa Urbano VIII. L’affresco conservato nella Pieve di Santa Maria Assunta a Soncino, il cui autore è ignoto, risale al XVI secolo. E’ oggi visibile nella navata sinistra della chiesa; ma originariamente si trovava nella Cappella della Trinità, sulla parete opposta, nella navata di sinistra, celata per secoli sotto un affresco di epoca successiva e riaffiorata a seguito di lavori di restauro. Il nome di Trinità “Ariana” è improprio e trae origine da un fraintendimento forse attribuibile a Carlo Borromeo. Il cardinale, in visita a Soncino verso la fine del Cinquecento, credette erroneamente che l’affresco risalisse alle origini della chiesa, quando la Pieve (leggendariamente fondata dai Goti) era consacrata al culto ariano e pertanto ne ordinò l’occultamento.

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