Hubner si racconta al Guerin Sportivo: la nazionale sfuggita e la voglia di allenare

Hubner si racconta al Guerin Sportivo: la nazionale sfuggita e la voglia di allenare

Sull’ultimo numero del Guerin Sportivo attualmente in edicola, tra tanti servizi interessanti, c’è una bella intervista, rilasciata al bravissimo Nicola Calzaretta (sa scrivere e sa fare le domande, la sua rubrica periodica “Amarcord” è una poesia malincomagica, ndr) da, udite, udite, Dario Hubner, il Tatanka, il Bisonte del football italico.  Ebbene i due, dinanzi a un bel piatto di tagliata e di vino rosso (almeno questo è ciò che ha mangiato Hubner, ndr), in quel del ristorante Rosa Gialla di Ripalta Cremasca hanno fatto una bella chiacchierata. Ecco gli stralci più interessanti.

Fumavi prima della partita?

Sì. E anche nell’intervallo, senza disturbare gli altri. Nel bagno o in uno stanzino. E, comunque non ero il solo. C’era poi chi veniva in ritiro il sabato con un pacchetto intero di sigarette e la domenica prima della partita lo aveva finito.

Tre anni nelle marche al Fano dal 1989 al 1992.

Al primo colpo vincemmo il campionato, io segno 8 reti, in quel periodo giocavo esterno. Nel 1992 con 14 gol diventai il miglior marcatore per la serie C1. Nel mezzo avevo incontrato Francesco Guidolin che mi ha veramente insegnato come si sta in campo. Gli devo molto.

E arriviamo a Piacenza, anno 2001.

Mister Novellino mi costruì la squadra addosso. E io detti il meglio di me: 24 gol, gli ultimi due decisivi per la salvezza e il titolo di capocannoniere a braccetto con Trezeguet.

Il tutto a 35 anni.

Stavo bene e vedevo la porta. Lo dico senza pudore: avrei meritato una chiamata in nazionale. Mi sarebbe bastata un’amichevole. Invece niente. E mi è rimasto l’amaro in bocca, al pari di non aver mai giocato in una competizione europea.

E la storia della sigaretta nello spogliatoio offerta ad Ancelotti?

Una bufala. Ma tu pensi che possa essere possibile che io, l’ultimo arrivato, mi metta a fumare, con tanto di lattina di birra al mio fianco, e a rispondere al mister in quel modo? (Una leggenda virtualmetropolitana in voga sul web narra che Hubner, ad Ancelotti, nell’intervallo di una partita amichevole, in modo pittoresco abbia offerto una birra, ndr).

C’è qualcosa che ti manca adesso?

Sono fuori dal giro e questo mi pesa. Vorrei allenare. Le società dovrebbero guardare con un occhio di maggior riguardo a chi, da calciatore, ha scritto pagine significative.

Nota a margine, nel recente passato, precisamente nell’estate 2014, Hubner prima di  finire sulla panchina del Montichiari (esperienza negativa), beh aveva una voglia matta di allenare il suo Pergo in cui militò da calciatore, prima si spiccare il volo, verso la fine degli anni Ottanta e in cui sperava di finire la carriera da calciatore. Cesare Fogliazza però, deus ex machina della Pergolettese non telefonò mai ad Hubner e gli preferì Venturato che, ironia della sorte, il Montichiari aveva cercato prima di ripiegare sul Tatanka triestino. Sì il destino può fare giri assurdi talvolta.

sm

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