La pista sul Mostro di Firenze, lanciata dal film cremasco “Nero Fiorentino”, rilanciata dalle indagini del documentarista Paolo Cochi.

La pista sul Mostro di Firenze, lanciata dal film cremasco “Nero Fiorentino”, rilanciata dalle indagini del documentarista Paolo Cochi.

Pavese di nascita, ma cremasco d’adozione, Gianpaolo Saccomano, studioso appassionato ed esperto di Mistery (è l’Uomo dei Misteri), Ufo e Criminologia, scrittore, regista, autore, giornalista, critico musicale e cinematografico, nel (suo) film, pensato, ideato, scritto e diretto “Nero Fiorentino”, pluripremiato in tutto il mondo (“Florence in Black” il titolo tradotto), sull’identità di quello che potrebbe essere il Mostro di Firenze ha messo una tesi tutta sua, un’idea così motivata:

La tua DocuFiction ha aperto nuovi inquietanti scenari sul Mostro di Firenze

Ho studiato e lavorato su indizi, un lavoro enorme frutto di vent’anni di studi leggendo documenti, deposizioni e interagendo con criminologi quali Vincenzo Maria Mastronardi e Francesco Bruno e mi sono fatto un’idea indiziaria tutta mia.

E sarebbe?

L’omicida seriale che seminò morte e terrore nell’hinterland fiorentino ritengo possa essere una persona iposessuata, terrorizzata dalle donne, devastata da turbe psichiche, spesso ricoverato in strutture, San Salvi di Firenze (registri e documentazioni sono andate in gran parte distrutti in tutti questi anni, ndr) compreso, psichiatriche: ricoveri coincidenti con le pause tra un doppio omicidio e l’altro. Fuori dagli istituti, mah… il serial killer presumibilmente viveva accudito da un parente col quale condivideva la casa.

E…  a un certo punto per un ricovero definitivo oppure secondo il mio lungometraggio “Nero Fiorentino” … espatriato d’ufficio, ehm… da qualcuno è sparito dalla circolazione.

Sostanzialmente ipotizzi l’esistenza di un cosiddetto terzo livello nei delitti del Mostro…

Ammesso e non concesso esista questo benedetto o maledetto che dir si voglia livello occulto, certamente qualcuno, nell’ombra… se ha agito lo ha fatto per depistare, per coprire qualcosa, non certo per commissionare i delitti o presunti riti annessi. Del resto l’arte di alimentare e cavalcare tensioni è una specialità tutta italiana, no?

Ebbene tale tesi, recentemente è stata presa in considerazione e rilanciata in altre sedi. Leggete un po’ quanto segue e ci ha trasmesso, in prima persona, lo stesso Saccomano…

Il premiatissimo film “Florence in Black” si sta avvicinando a … una delle sospette verità sul Mostro di Firenze.

A riprova ci sono alcuni dettagli decisamente significativi contenuti nella trama del lungometraggio stesso.

Questi elementi stanno diventando un caposaldo nelle ultime indagini svolte da Paolo Cochi, documentarista ed esperto del caso, che è stato assunto come consulente dalla sorella di una delle vittime del Mostro, la povera Carmela De Nuccio, uccisa insieme al fidanzato Giovanni Foggi nel 1981 a Scandicci. Premetto che Cochi viene considerato come uno dei più seri ricercatori sul Mostro di Firenze, uno che ha indubbiamente conoscenze e riferimenti all’interno della procura fiorentina.

Nonostante cio’, le famose fotografie di viaggio scattate dalle due vittime francesi (Mauriot e Kraveichivili) nell’ultimo terribile duplice omicidio del 1985 (quello degli Scopeti) e con le quali nel film i protagonisti (il giornalista Cristian Altieri e il fotografo Alex) si attivano, una volta richieste da Cochi agli inquirenti, non si trovano più, insieme al rullino che le conteneva…

Ci sono poi dei sospetti piuttosto particolari che andrebbero indagati e che sono entrati solo per poco nelle complesse indagini della procura di Firenze. Nel mio film io li ho indicati con un nome e un cognome di fantasia per non rischiare una denuncia da chi è ancora in vita: uno, in particolare, si chiama Marco Ferrante ed ha una sorella/sorellastra che lavorava come infermiera all’Ospedale di Ponte a Niccheri. Ebbene Cochi e altri mostrologi fanno riferimento ad un certo M. F. (stesse iniziali) come massimo sospetto insieme al fratello/fratellastro di lui, G.F., che avrebbe avuto diversi ricoveri nell’allora famigerato Manicomio fiorentino di San Salvi, per gravi problemi mentali. M.F. fu attenzionato solo per aver denunciato il furto di un cacciavite dalla sua auto: cacciavite che temeva potesse essere stato usato dal Mostro per sfregiare le vittime…

Coincidenza, molto significativa, anche questa, con il vissuto di alcuni personaggi di Nero Fiorentino di cui altro non si può dire per non svelarne i colpi di scena finali… ma si tratta solo di coincidenze? Ne siete proprio sicuri?

 

Così ha scritto il regista Gianpaolo Saccomano. E il suo film “Nero Fiorentino” è tutto da vedere.

stefano mauri

 

 

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