La ricerca di Sé stessi: i libri intensi e di formazione di Pier Francesco Grasselli

La ricerca di Sé stessi: i libri intensi e di formazione di Pier Francesco Grasselli

Sì forse Sempre meglio che lavorare (edizioni Thedotcompany) è il libro (raccolta poetica intrigantissima) più intimo e autentico dello scrittore reggiano Pier Francesco Grasselli (quello che segna il suo atteso ritorno cartaceo, dopo otto anni di assenza), praticamente il “prequel” dei suoi fortunati romanzi maledetti: L’ultimo cuba libre, All’inferno ci vado in Porsche, Vivere da morire (questa è la leggendaria “Trilogia Maledetta” Made in Grasselli), Ho scaricato Miss Italia e Fanculo amore”. Ma Grasselli, col quale volentieri siamo ritornati a far due chiacchiere ha scritto (acquistabile via internet, ma non solo) pure La ricerca di Sé stessi: due voluminosi libri tutti da … leggere in un fiato. Ecco come accennato poc’anzi, col buon Pier recentemente proprio di questa sua ultimissima fatica letteraria abbiamo parlato.  

Fuori la verità: “La Ricerca di Sé stessi” racconta un pochino la tua vita in questi ultimi nove anni, no?

Sì, e molto, non solo nell’ultimo decennio, ma anche prima, quando avevo vent’anni e viaggiavo per l’Europa in motocicletta (quasi sempre da solo) in cerca d’avventura… e di avventure. Altri viaggi li ho fatti in treno e in macchina, in aereo e persino a piedi. Ero molto irrequieto all’epoca e vivere a Reggio Emilia non mi bastava più, tant’è che poi, a ventotto anni, mi sono trasferito a Roma. Lì ho potuto sfogare per bene la mia voglia di vivere. Adesso, a quarant’anni suonati, ho ripreso a trascorrere molto tempo nella mia città (Reggio Emilia), ne apprezzo le dimensioni, la tranquillità… e persino la nebbia!

Come mai due volumi così densi e voluminosi?

Sono densi di storie e di insegnamenti, credo. “La Ricerca di Sé stessi” è prima di tutto un romanzo di formazione. il maestro non sono io, intendiamoci: è piuttosto la vita, il destino.

Di sicuro questo è il più “sentito” dei miei libri, il più personale, quello in cui ho espresso ciò che veramente mi sta a cuore. Come ho scritto nel Prologo, il libro è “costituito solo di scrittura totalmente ispirata, motivata da un sincero bisogno di espressione”.

Ma davvero per svoltare occorre trovare Grandi Maestri sul Percorso?

Secondo me è fondamentale, perché il mondo tende a sviarci e intorno a noi c’è molta più stoltezza che saggezza.  I “grandi maestri”, secondo la visione buddhista che considera la realtà una creazione della mente, sono incarnazioni degli aspetti più saggi e profondi di noi stessi. Sarebbe a dire che in realtà, dialogando con questi maestri, vivi o morti che siano, non facciamo che dialogare con la parte più elevata e sapiente di noi stessi.

E le cosiddette Grandi Domande della Vita hanno tutte una risposta?

Sì, ce l’hanno. Ma bisogna “farsi il mazzo” e cercarla. Che le risposte alle “Grandi Domande” non ci siano è una superstizione della nostra epoca, una superstizione di comodo. Maestri spirituali, profeti, mistici e studiosi di tutte le culture hanno dedicato la vita alla ricerca di queste Risposte, e gli scritti che ci hanno lasciato sono davvero illuminanti, anche se a volte un po’ ermetici. Nella Ricerca di Sé stessi ho cercato di offrire al lettore una sintesi di vent’anni di studi. Perché le Risposte, in realtà, sono sempre le stesse, anche se spesso formulate in maniera differente, e la Ricerca di Dio e la Ricerca di Sé stessi, a un certo punto, diventano una cosa sola.

Cosa bolle nella tua pentola editoriale in questo 2019?

Una marea di nuovi progetti che covavo da tempo e che adesso sono finalmente pronti. Tra pochissimo uscirà “Leonardo cuoco” una novella divertente e anche un pochino “esoterica” che ha per protagonista Leonardo da Vinci, anche quella illustrata da Riccardo Passoli.

Ma in questi tempi social esiste ancora l’avventura … On The Road allora?

Certo, ma le menti sono sempre più chiuse. L’avventura c’è, e non occorre nemmeno andare in capo al mondo per trovarla. Il problema è: le persone hanno abbastanza fantasia per aprirle la porta quando si presenta?

A proposito, vogliamo chiudere con un passo della Ricerca di Sé stessi?

“Comincio a pensare a un viaggio senza una meta precisa, o meglio la cui meta sia il viaggio stesso. Ho in mente un itinerario approssimativo. Voglio arrivare a Gibilterra, attraversare lo stretto e visitare Tangeri, risalire lungo la costa del Portogallo. Ho voglia di avventura, per la miseria. André Gide ha detto che solo nell’avventura alcuni arrivano a conoscersi …ma dove è andata a finire l’avventura nel ventunesimo secolo? dov’è andata a finire l’avventura negli anni di Internet, dei fax e dei fast-food, negli anni delle agenzie turistiche e dei villaggi vacanze? ce ne sarà rimasta un po’ da qualche parte, no? Un pochino per me, dico.

L’avventura oggi si acquatta tra le nostre tivù ultrapiatte e le nostre cucine economiche, tra i nostri impianti stereo e i nostri dvd, tra i nostri Pentium, le e-mail, i bancomat. L’avventura è lì, pronta a saltarci alla gola non appena usciamo un po’ da tutto questo. L’avventura non cerca di sfuggirci: siamo noi che la teniamo alla larga. A volte uno va in cerca di avventura e trova solo bottiglie vuote, e un posacenere traboccante di mozziconi. A volte è addirittura l’avventura che ti cerca e bussa alla tua porta mentre guardi la tivù. Sta a te farla entrare o chiuderle la porta in faccia. L’avventura c’è chi per averla si lascia alle spalle moglie, figli, casa e impiego, e chi si accontenta di osservarla, comodamente seduto nella poltroncina di un cinema, o di leggerla in un libro di Clive Cussler. Ma la verità è che l’avventura non si trova in nessuna di queste cose, nemmeno nei film in 3D, dove le navi spaziali sembrano uscire dallo schermo. L’avventura è da qualche parte là fuori. L’avventura è tra le cosce di una donna. L’avventura è nel vocio che ci arriva dal vicolo attraverso la finestra aperta mentre stiamo leggendo il giornale. L’avventura ci aspetta per strada, una sera che piove e non abbiamo voglia di uscire. L’avventura è alla terza birra, dopo che abbiamo smesso di cercarla, dopo settimane di attesa in cui non succede niente.”  (La Ricerca di Sé stessi, Libro primo (I))

Stefano Mauri

 

 

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