Le indagini del maresciallo Moresco, panni sporchi

Le indagini del maresciallo Moresco, panni sporchi

Si accese l’ennesima sigaretta. Nel posacenere i mozziconi schiacciati stavano uno sopra all’altro, forse una ventina. Pensava al suo conto in banca ormai estinto, pensava che non sarebbe più riuscito a ottenere un lavoro, che aveva oltre sessant’anni e che gli avventori del bar lo chiamavano nonno. Bonariamente, ma la verità era tutta lì e lui, meschino, al posto di cominciare a guardare in faccia la morte, cercava con ostinazione un pretesto per fare a botte con la vecchiaia. Quasi che non gli fosse già entrata nelle ossa. Mandò a quel paese l’inutile guerra di Elias Canetti, divenuto immortale post mortem. Pensava anche ai libri letti in gioventù con la stessa attenzione che solitamente si dedica a un elenco telefonico e che s’era messo a ripassare ritrovando frasi sottolineate di cui si era scordato il bisogno.

Dalla finestra aperta gli giungevano distinti i primi rumori del quartiere che si rimetteva in moto: ripetitivi e uguali come sempre. Tranne lo sparo. La sua esperienza in materia gli derivava da quanto propinavano cinema e televisione, perché neppure poteva rifarsi al servizio militare: esente, figlio di madre vedova. Però quello era un colpo d’arma da fuoco e non proveniva da un fucile da caccia. Dopo alcuni minuti udì in lontananza il suono delle sirene: quelle sì, sapeva distinguerle. Forze dell’ordine, ambulanze e pompieri hanno tonalità diverse, ma in quel caso i vigili del fuoco c’entravano poco. Non rimaneva che scommettere su chi sarebbe arrivato per primo, considerato che le pattuglie in servizio erano quasi alla fine del turno: Polizia o Carabinieri? In genere la gente telefona al 113, senza chiedersi chi riceva la chiamata. In città la competenza investigativa era della Polizia di Stato in quel caso, però, bruciata in dirittura d’arrivo dalle macchine dei “Fratelli Branca&Caramba”. Portò alla bocca un’altra sigaretta e vaffanculo anche il solito caffè allungato con lacrime di cataratta: si versò un novello sorso di Pastis marsigliese con acqua e ghiaccio. Sorrise: per i cronisti di nera ci sarebbe stato lavoro intenso per almeno una settimana. Titolo di domani: “Spari all’alba”. E via con la cronaca fiammeggiante: “I residenti di via Pinco Pallino ieri mattina al sorgere del sole sono stati svegliati da alcuni colpi d’arma da fuoco… e bla bla bla”. L’abbozzo di sorriso si trasformò in smorfia, poi tornò a leccarsi le ferite, le sue, sapendo che anche per quel giorno il sonno sarebbe stata una chimera.

Gli venne in mente il maresciallo Calabiano Moresco, sicuramente tirato giù dal letto data la circostanza. “Scoprirà a sue spese che i ricordi sono la tradizione di una vita”, gli disse una volta citando, guarda caso, quel saggio d’origine ispanica, nato in Bulgaria, casualmente ebreo. Un autore in comune, che in seguito li avrebbe non di rado accompagnati per strada.

Insomma, era una di quelle solite albe di merda in cui si ritrovava a fare i conti che se stesso senza riuscire a trovare una sola buona ragione per poter dire che quella che si stava affacciando sarebbe stata una bella giornata. Si ficcò sotto la doccia con il convincimento che il famoso sesto senso, di cui tutti parlano ma nessuno sa di preciso che cos’è, volesse dirgli qualcosa.

 

Quando c’era puzzo di bruciato il maresciallo Moresco era solito mettersi in abiti borghesi. Lo sapeva e contava di vederlo gironzolare in bicicletta da quelle parti. Se una persona muore per strada in conseguenza di un avvenimento cruento, c’è sempre una mano pietosa che depone un fiore, lascia un biglietto, una testimonianza di sgomento, di dolore, d’incredulità. L’omicidio era avvenuto a pochi isolati dalla sua abitazione, dentro un quartiere che da alcuni anni aveva cominciato a parlare lingue diverse. Fingendo di scorrere i giornali freschi di tipografia, vide solo una macchia scura sul selciato, riconoscibile come sangue perché ricoperta sommariamente da alcune manciate di gesso. Ogni particella di quella polvere aveva però già fatto il giro della città e sull’assassinio della giovane puttana seccata mentre stava rientrando a casa se ne sapeva abbastanza da poterci edificare un nuovo mercato coperto. Una prima sommaria ricostruzione sarebbe arrivata soltanto il giorno dopo, quando i cronisti avrebbero tentato di mettere insieme i primi tasselli in attesa della consueta e ufficiale conferenza stampa. Chi l’avrebbe convocata? Era pronto a scommettere e fu sicuro di aver guadagnato la posta quando notò quel ciclista strano svoltare al semaforo: neppure in borghese il maresciallo avrebbe rinunciato a giacca, camicia e cravatta.

“Lei qui che cazzo ci fa?” chiese il militare visibilmente contrariato.

“Tranquillo, maresciallo, sto solo guardando, ma il suo arrivo mi fa pensare che sul fuoco sta bollendo un pentolone pieno di merda.”

Ne ricevette in cambio un’occhiataccia da far tremare un assassino. Non gli disse che stava andando a bussare alla porta del più morigerato e confessionale dei settimanali locali con il cappello in mano. Di scrivere non ne aveva proprio voglia, ma se la cavava ancora bene come ausiliario di redazione: correttore di bozze, revisore di testi, impaginatore e anche, perché no? titolista. Ruoli già coperti, disse il prete nonché direttore. Tuttavia…

“Tuttavia?”

“Come lei sa non ci occupiamo di cronaca nera ma, data la sua esperienza, potrebbe seguire gli sviluppi dell’omicidio della prostituta affrontando il caso, come dire, in chiave sociologica e cristiana.”

Non stette neppure a scomodarsi e spiattellò seduta stante il primo resoconto: “Circa venticinque anni, di carnagione chiara e bella da togliere il fiato, priva di permesso di soggiorno. Batteva la strada dove capitava, senza paura e né precauzioni. Il racket l’avrebbe fatta fuori perché non si può correre il rischio d’impestare la rispettabile e numerosa clientela autoctona. Sarebbe stato un danno d’immagine, con conseguenti allarmi lanciati dalle autorità sanitarie e negative ricadute sul business dell’organizzazione criminale.”

Pensò che l’aver disquisito più volte sui contenuti di “Massa e potere” senza mai rompere i coglioni al maresciallo Moresco, presentava non pochi vantaggi, a prescindere dalle opinioni.

Nessuno si è presentato a reclamare la salma e ciò lascia credere che la ragazza godesse di qualche sostegno estraneo o esterno alla rete. Ipotesi che preoccupa gli investigatori perché sulle nostre strade la domanda di sesso è in crescita esponenziale e a seguire innumerevoli altre “vox populi”, in tutte le salse confermate dal resoconto dei giornali.

“Troppo poco, reverendo direttore”, concluse tirando il fiato e incurante di uno sguardo innocuamente assassino.

Non aveva mai creduto alla storiella che i cinesi sono tutti uguali, gli arabi sono tutti uguali, i neri sono tutti uguali, le puttane sono tutte uguali. L’aveva imparato a sue spese quando s’era ritrovato in qualche guaio fuori dei confini patrii portandosi appresso la pelle bianca. Fossero stati egiziani, colombiani o filippini, loro puntavano il dito dicendo questo è il bastardo di uomo bianco che ha messo in piedi il casino. Dunque, la foto concessa ai giornali dalla Procura riportava il viso di una donna così come può apparire sopra un documento: un volto piacente ma generico e senza merito. Lui ne sapeva di più perché quella donna l’aveva già vista, anche se da altre angolazioni. Per esempio quella foto non raccontava di un culo stupendo, di gambe lunghe e ben fatte, di un petto da manifesto pubblicitario e di una risata che incantava anche le mosche.

 

E allora? chiese il direttore.

“E’ merda con le mostrine, capisce?”

“No, che vuol dire?!”

“Direttore, porca troia, anche i misteri gloriosi hanno una spiegazione. Non sempre, ma di solito una conferenza stampa relativa a un fatto di sangue viene convocata da chi ha in mano le indagini, cioè ‘pulotti’ o ‘caramba’. E se proprio la cosa è ritenuta grave all’incontro con i giornalisti è presente il sostituto procuratore che coordina le indagini. Però in commissariato oppure in caserma. In questo caso, invece, la stampa è stata dirottata verso l’ufficio della Procura e lì non c’era né il commissario né il maresciallo, ma soltanto alcuni agenti di polizia giudiziaria oltre ai carabinieri che per primi erano giunti sul luogo dove quella poveretta è stata ammazzata. Convocati per la foto di rito.”

Il direttore continuava a scuotere la testa senza capire. Non c’era da stupirsi. Dopo tutto era un sacerdote e gli uomini in divisa li vedeva quasi esclusivamente quando c’era qualche ricorrenza liturgica cui i rappresentanti delle Forze dell’ordine non potevano sottrarsi. Certo, sapeva delle piccole reticenze dei suoi fedeli ma, pur immaginandola, ignorava la tortuosità di quelle che ubbidivano alla ragion di Stato.

“Vede direttore, il nostro lavoro ci porta a essere presuntuosi: valutiamo i fatti in base al loro peso specifico e quando vengono proposte tesi banali o sfuggenti a noi non resta che scrivere che le indagini sono tutelate dal segreto d’ufficio, pur non credendolo affatto. Quella poveretta viveva nel mio quartiere…”

“E sappiamo che vi abitano molti stranieri!”

“Molti? Sono circa una ventina, escludendo i bambini, e nessuno di loro si può permettere il lusso di sgarrare…Sa com’è, qui non siamo in una grande metropoli.”

“Cribbio! Ehm, mi scusi… Una vendetta etnica potrebbe essere una traccia e per noi sarebbe comunque un bel colpo… Sa… Difficoltà d’integrazione, rivalità razziali e così via…”

“Ha omesso l’intolleranza religiosa.”

“Il fatto di avere la barba bianca non l’autorizza ad essere impertinente!”

“Il buon Calabiano mi avrebbe mandato a cagare senza perifrasi. Comunque, per convincerla a lasciar perdere tutta la storia le posso dire che si è trattato di un colpo solo, e questo lo so perché mi trovavo a non più di un centinaio di metri. Sparato da una pistola d’ordinanza.”

“Come fa a sapere questo dettaglio? Durante la conferenza stampa non se n’è accennato…”

“Per l’appunto, così come non è stato fatto nessun cenno ai trattamenti riservati alle puttane refrattarie alle regole del racket, trattamenti che prevedono altre cose, chiamiamole torture dimostrative. Un monito per altre disgraziate.”

“Il calibro del proiettile?”

“Un altro fatto strano, non trova? Nessun cenno e una reticenza a dir poco sospetta, perché si tratta di un elemento che di solito viene fornito alla stampa immediatamente. Ufficialmente quel piccolo pezzo di piombo omicida è ancora conficcato nelle carni ella vittima. Se nulla è stato detto, nonostante le domande dei colleghi, c’è da credere che l’arma che ha sparato rientri tra quelle in dotazione ai vari corpi d’ordine pubblico, dai vigili urbani alle guardie ecologiche provinciali e poi polizia, carabinieri, guardia di finanza, senza scordare i servizi di vigilanza privata. Ognuno ha il suo calibro e il racket li ha tutti, ma non li spreca per regolare i conti con una zoccola.”

“Non le sembra un po’ vago?”

“Forse, ma come le ho detto, chi ha in mano il giro della prostituzione preferisce la bassa macelleria, è più efficace per seminare il terrore. E poi, prenda nota, si dà il caso che almeno un paio dei tipi in possesso di un arma ‘ufficiale’ bazzicavano spesso dalle mie parti.”

“Per forza, con tutta quella gente da controllare!”

Vaffanculo, anche il prete leghista gli doveva capitare. Si accese una sigaretta, incurante delle rimostranze sacerdotali. Probabilmente in quel momento il povero Moresco stava firmando l’ordine di trasferimento di un suo uomo. Sotto scorta. Destinazione d’obbligo, comando regionale e subito dopo carcere militare di Peschiera del Garda, primo dei tanti gironi infernali sparsi tra Torino, Palermo e Sora.

“Direttore, lasci perdere la finestra e non faccia l’ingenuo. I controlli non si fanno da soli alle cinque del mattino, ma da soli, a quell’ora, si può ancora entrare o uscire dalla casa di una qualsiasi donna, anche di una troia…”

“Che modo di parlare!”

“Mi scusi, ma bazzico più le bettole che i seminari…”

“La sua tesi non regge, è pregiudiziale… Risente del suo credo politico… E poi… Uno sbirro, come lo chiamate voi nelle bettole, vuole che sia così scemo da commettere un omicidio con la pistola d’ordinanza?”

“Sì, se questa bella donna rifiuta di passargli ancora dei quattrini per essere protetta, oppure se di questa bella donna il nostro uomo è follemente innamorato e geloso. Sono cose complicate… ma propendo per questa seconda tesi.”

“Uh…Potrebbe essere. Una bella storia con una sua morale. Le tentazioni della carne. Quasi quasi chiamo il maresciallo…”

“Tempo perso direttore. Come ha detto, gli sbirri non sono scemi e i panni sporchi se li lavano in casa. Vedrà che tra un paio di settimane il caso sarà chiuso senza tanto clamore. Sa perché non le conviene chiamare Moresco? Per via del nome della ragazza e lei è certamente a conoscenza del fatto che il maresciallo abbia l’abitudine pagana di dar peso a certe cose. Dentro il nome di una persona è racchiuso il passato di una persona e, a volte, è possibile intravederne il futuro.”

“E’ ancora lungo e irto di difficoltà il lavoro di nostra Santa Romana Chiesa, se perfino tra le Forze dell’ordine c’è chi ancora scruta la sfera di cristallo. Che il Signore abbia pietà di quella povera ragazza e del suo nome.”

“Amen.”

Uscì dalla redazione e si accese un’altra sigaretta: “La mia bisnonna si chiamava Italia. Calabiano, perché stupirsi che una bella ragazza slava potesse chiamarsi Erzegovina?!”

Beppe Cerutti

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