23 Ott 2026, Ven

Lo conoscete l’esperantista cremasco Daniele Marignoni? Ce lo racconta Alberto Tuzza

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑁𝑒𝑚𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑝ℎ𝑒𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎.
Questa volta parliamo di un illustre studioso di fama internazionale, al solito misconosciuto nella Repubblica del Tortello: Daniele Marignoni, esperantista nato a Crema nel 1846 e rimasto legato alla sua città fino alla morte, avvenuta nel 1910.
Ad onor della cronaca, questa volta la città gli ha dedicato una via secondaria a Crema Nuova, ma posso scommettere che, chiedendo a cento concittadini chi fosse Marignoni, non più di un paio di persone sarebbero in grado di rispondere. Vale la pena dunque rinfrescare la labile memoria cittadina illustrando brevemente il personaggio, ben descritto anni fa da Pietro Martini in un bell’articolo comparso sui media locali.
Di famiglia benestante, aveva il padre medico e la madre nobildonna del casato Carioni, con varie ascendenze nella nobiltà cremasca come Zurla, Bondenti, Terni e Racchetti. Daniele Marignoni, primo di sette fratelli, abitava nell’attuale via Tensini (allora denominata Canton Lungo) e possiamo dire che fosse già predestinato a una vita agiata e senza problemi economici.
Laureato in giurisprudenza, si definì così: “Non ho una professione ufficiale di alcun tipo: sono un ex aiuto notaio, mi applico alla stenografia, tengo i libri e la cassa di diverse amministrazioni”.
Viaggiò molto, pur restando sempre residente a Crema. Poliglotta e convinto europeista ante litteram, si interessò alla lingua Volapük e ad altre lingue artificiali fino a quando, durante un soggiorno a Parigi, restò folgorato dall’Esperanto, inventato nel 1887 da Ludwik Lejzer Zamenhof. Apprese velocemente la nuova lingua e nel 1890 pubblicò la prima grammatica italiana, intitolata “Esperanto, ossia la più pratica delle lingue internazionali”.
Nel 1905, nel primo congresso universale di Esperanto tenutosi in Francia, fu nominato membro del “Lingva Komitato”, organismo deputato a sovrintendere all’evoluzione della lingua e a difenderne l’ortodossia. Da vero mecenate, contribuì di tasca sua a sostenere il Movimento Esperantista Italiano. Fu anche esperto stenografo: pubblicò infatti un manuale sulla materia, oltre a un’altra pubblicazione, “Budgetografia”, antesignana degli attuali manuali che trattano bilanci e budget economici.
A Milano è stato ricordato già nel 1956 con l’intitolazione di un istituto scolastico e con una lapide; a Cremona esiste invece un circolo interlinguistico a lui intitolato, un segno tangibile di come il suo sogno di dialogo abbia messo radici ovunque, tranne che per quasi cent’anni nella sua Crema.
Fortunatamente però la situazione è radicalmente mutata negli ultimi tempi: dal 2022 ogni anno a Crema viene organizzato l’evento “Giornata Marignoni” in collaborazione con la Biblioteca C. Gallini. e l’anno prossimo si terrà per la prima volta a Crema il 92° congresso della Federazione Esperantista Italiana.
Un filo rosso interlinguistico che unisce idealmente Marignoni a un altro grande e indimenticato esperto di Esperanto della nostra città: il prof. Ugo Palmieri, che ha continuato a mantenere viva la fiamma di questo ideale di dialogo globale e fratellanza tra i popoli.

 

Così ha postato via social Alberto Tuzza: ricercatore, esploratore e storico di cose cremasche. E non solo.

 sm

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