Marani da Salvirola, con la legge Madia Scrp è diventata un’occasione persa

Marani da Salvirola, con la legge Madia Scrp è diventata un’occasione persa

Colgo l’occasione della  proposta del sindaco di Casale Cremasco Vidolasco di dibattere sul futuro del nostro territorio, sulla leadership che oggi è inesistente.  Ho apprezzato gli interventi dei colleghi sindaci di Casaletto di Sopra, Luca Cristiani e di Palazzo Pignano, Rosolino Bertoni.

Ho apprezzato soprattutto  i passi riguardanti Scrp.

La Società Cremasca Reti e Patrimonio, unica società dei 48 comuni del cremasco, è stata svuotata della sua funzione principale, per cui era nata: la gestione dell’idrico sul territorio cremasco. Tutto ciò per effetto del decreto Madia del 2014 che ha imposto la chiusura con l’acquisizione di numerose società pubbliche partecipate,  e istituendo la figura del gestore unico, che nella fattispecie nella nostra provincia è divenuta Padania Acque Spa.

Con questa legge SCRP ha dovuto trasferire dal 2014 le competenze gestionali e prossimamente, entro il 2018, ne sarà liquidato anche il patrimonio dall’unico gestore Padania Acque Spa. Ora cosa faremo fare a Scrp?

I comuni sapranno utilizzarla per trarre vantaggi e servizi per i nostri cittadini, oppure il suo destino è stato definitivamente segnato dalla razionalizzazione della legge? Sinceramente è da tempo che mi pongo queste domande e trovo veramente difficile dare una risposta. L’esperienza passata in questi 4 anni di mandato da Sindaco socio di Scrp, quindi con la possibilità di analizzare tempi e metodi con i quali la società opera,  mia hanno creato più dubbi che certezze. Questo non mi consente né di giudicare soddisfacente l’operato di Scrp, nè di esprimermi positivamente sulla sua continuità.  Questo mio giudizio è stato condiviso  all’unanimità  dal mio Consiglio Comunale  che  ha votato, ripeto all’unanimità, di  esercitare il diritto di recesso garantito dalla legge quando una società modifica il suo statuto, situazione in cui si trova, appunto, Scrp.

Garantire la continuità di questa partecipata  significa, secondo le ultime novità statutarie,  che ogni comune dovrà offrire ‘lavoro’, in progettazione, consulenze, direzione lavori ecc., per almeno l’80  per cento del fatturato.  Questo perché la trasformazione da semplice Spa, in Spa ‘in house’,  implica che , appunto l’80 per cento del fatturato deve essere fatto per i soci.

Rispetto a quanto avviene oggi il nuovo statuto proposto dal presidente dell’Area Omogena, Aldo Casorati e dal presidente di SCrp, Pietro Moro ‘regala’ ai soci l’obbligo di ripianare i debiti e di servirsi di Scrp come fornitore di servizi. Non mi pare una modifica favorevole per i comuni.

Mentre prima il CDA si relazionava informalmente con un comitato ristretto di sindaci , di cui 4 esercitavano già la maggioranza, ora il comitato definito  di Indirizzo e controllo è formalizzato e ha importanti responsabilità al pari dello stesso CDA. Nella sostanza cambia poco in quanto  l’Assemblea dei soci in entrambe le tipologie di società è sovrana a maggioranza e il voto vale per la quantità di azioni che ogni socio possiede. Poco cambia sulla tipologia della società, solo qualche responsabilità gratuita in più per pochi sindaci e non altro.

Ciò che cambia è la sostenibilità di una società che non gestisce continuativamente uno o più servizi e che ne garantiscano la sua sopravvivenza. Al contrario di Padania Acque Spa, società in house partecipata dei comuni della provincia, che  attraverso la tariffa,  raggiunge utili e quindi la sostenibilità della società stessa.

SCRP come centrale unica di committenza? Bene può essere un’idea, ma quanti e quali comuni potranno garantire con appalti e progetti la sua sussistenza, a che prezzo e in che modo continuativo? Forse Crema è in grado di tenerla in vita, affidandogli di tutto, ultimo esempio la gestione dell’appalto come centrale unica di committenza del bike sharing. Questa società serve a Crema o tutto il territorio? Ognuno si dia la sua risposta la mia è chiara da tempo: a Crema e pochi eletti.

Il nodo è dare certezza e continuità di entrate, per sostenere almeno le spese vive della società. Se non ci fosse questa continuità penso che la società si trasformerebbe in breve tempo in un vero debito per tutti i comuni, che come ho detto sopra, secondo il nuovo statuto proposto dovrebbero ripianarlo.

Se qualcuno pensa di far ricadere l’eventuale responsabilità della fine di questa società a pochi comuni, si sbaglia. Le cause sono il decreto Madia e l’insostenibilità del progetto proposto.

E’ importante per il nostro territorio avere un organismo politico che lo rappresenti, che non può essere una società, a maggior ragione Scrp che per ora ha speso una quantità industriale di soldi pubblici in consulenze alcune delle quali clamorose ( storica  quella di un esperto che suggeriva di votare una delibera comunale secretata)  ed ha lavorato in funzione dei soci con maggior quote azionarie.

Il territorio deve essere unito ed a unirlo deve essere un organismo politico con una leadership credibile e autorevole che oggi Crema a mio avviso non esprime. Non può essere Scrp.

Chiarito questo, ribadisco l’inutiltà dell’attuale partecipata e di quella prospettata per il futuro. Confermo che se la situazione non verrà  modificata  farò valere il diritto di recesso.

Nicola Marani – Sindaco di Salvirola

 

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