Mario Caccialanza, calciofilo, scrittore ed allenatore: non riconosco più il mio calcio

Mario Caccialanza, calciofilo, scrittore ed allenatore: non riconosco più il mio calcio

Prima ancora di aprire gli occhi, già amavo il giuoco del calcio, il gioco più bello al mondo. “Fin dalla nascita il calcio è stato la mia vita. Sono nato per il gioco del calcio.” Così ha inizio il mio primo libro. Or bene, nonostante questo profondo sentimento, mi sto sempre più allontanando dal mio amato, non lo riconosco più.

Il carrozzone calcio si è sempre più ingrassato, portando all’interno del suo apparato contraddizioni e patologie, ma la brutta malattia, il cancro che lo ha colpito da qualche anno, lo sta minando nella sua essenza, gli sta facendo perdere credibilità sul campo.

Sono un NO VAR dichiarato, sin da prima della sua introduzione. Anche questo è scritto, nero su bianco, in un altro libro di due anni fa. L’introduzione del VAR era stata presentata come la soluzione di ogni problema, l’eliminazione di ogni errore umano, il trionfo delle regole e della giustizia sportiva. Si sta rivelando un vero disastro, come previsto da noi Cassandre, i veri amanti del gioco. Ben venga la gol line, potrei accettare il suo intervento sul fuorigioco. Questi sono dati oggettivi, ma per il resto: solo danni e confusione.

Innanzi tutto il VAR ha tolto credibilità agli arbitri. Pardon, ai direttori di gara, io sono di un’altra epoca. Loro corrono, sudano, tengono gli occhi ben aperti, stanno attenti a che le regole vengano rispettate, e nel caso intervengono. Intervenivano, perché ora, con le orecchie, devono prestare attenzione a ciò che viene loro suggerito da chi, teoricamente, dovrebbe aiutarli, da chi, nei fatti, mina la loro credibilità, il loro potere. “Vai a vedere il VAR!”. Lo dice non solo il loro collega, lo dicono i giocatori, gli allenatori, gli spettatori allo stadio, i tifosi da casa. E fanno regole sempre più complicate, in un epoca in cui non rispettare la legge è una cosa normale, quasi a creare un alibi alla loro cattiva interpretazione.

Ma veniamo alla pietra dello scandalo. Sappiamo tutti quanto sia diversa la partita vista allo stadio, figuriamoci sul campo, da quella vista in televisione. Ebbene, hanno consegnato la credibilità del calcio a una persona comodamente seduta in poltrona, dinnanzi a uno schermo. Nelle intenzioni, credo, avrebbe dovuto essere l’uomo che .. sussurrava all’arbitro, che lo aiutava a correggere le sviste clamorose. Col passar del tempo, l’uomo seduto in poltrona, è divenuto un Giove che dal suo Olimpo scaglia i suoi fulmini contro la spontaneità del calcio, la sua veridicità, seminando panico sul terreno di gioco. Mi sembra più un pistolero, un John Wayne, che vuol far rispettare la legge con la sua colt, che un illuminato re Salomone. Il protocollo? Esiste, ma non viene rispettato. Se la partita è troppo importante, si interviene a sproposito per evitare errori, innescando infinite polemiche. Se la partita è di scarsa importanza, si interviene a sproposito, in nome della suprema giustizia sportiva, calpestando le regole e gli interessi delle piccole società.

E vorrebbero dare sempre più spazio alla tecnologia, questo è il colmo, impreziosire sempre di più la loro stanza dei bottoni, dimenticando che alla fine decide sempre il cervello umano con le sue incertezze, le sue paure, le sue debolezze. Di questo passo, permetteranno di farne uso anche ai giocatori, per correggere i propri errori. Il centrocampista potrà ritentare l’imbucata, il difensore correggere l’entrata fuori tempo, l’attaccante riprovare l’occasione fallita, il portiere cancellare la brutta papera. Hanno inventato un altro gioco.

“Al cuore Ramon.” Il problema è che lui colpisce il cuore di questo gioco, sino a farlo sanguinare. Chi guarda le partite ci capisce sempre meno. Cresce l’odio tra le varie tifoserie, che si accusano vicendevolmente di atti pirateschi, a seconda delle decisioni prese dall’uomo in poltrona. Vi prego, tifosi di ogni latitudine, liberatevi da ogni faziosità, spogliatevi dei vostri colori, scendete in campo a difendere la credibilità del calcio in generale. Dimenticate gli interessi personali a difesa di un fine più grande: salvare il gioco del calcio, il gioco più bello al mondo.

Chi ha tratto vantaggio da questa situazione? La classe arbitrale, nel suo insieme. Non è una contraddizione. Si è sempre detto che l’arbitro migliore era quello che si notava meno, che svolgeva il proprio compito con autorevolezza e buon senso, che non influiva sul risultato della gara. Hanno ribaltato tutto. Il risultato delle partite lo decidono loro, capitanati dall’uomo in poltrona, andando alla ricerca, in ogni situazione, di qualcosa di punibile o cancellabile, spulciando nei meandri di un complicato regolamento. Non è più calcio. Ho affermato, tra le altre cose: No arbitri, No calcio. Lo confermo. Ma ora aggiungo: Troppa intrusione, Troppo protagonismo arbitrale, No calcio. L’uso della tecnologia va ridimensionato. Deve crescere la cultura sportiva. L’errore arbitrale va accettato. Vanno eliminate le mele marce, con gli interessi che ci sono, quelle non mancano mai.

Ne hanno tratto vantaggio le testate televisive. Loro possono orgogliosamente mandare in scena i loro squallidi teatrini, pieni di faziosità e qualunquismo, col solo risultato di fomentare l’odio tra le tifoserie. A loro interessano solo i dati dell’audience e, grazie all’introduzione del VAR, non hanno più bisogno di creare ad arte delle liti tra i presenti, c’è materiale in abbondanza.

Non ce la faccio più, non posso rimanere al capezzale del mio amato agonizzante, per questo mi vedo costretto a chiedere il divorzio. Il carrozzone calcio andrà avanti, troppi interessi. Abbiano almeno il coraggio di dare al nuovo gioco un nome nuovo, la smettano di chiamarlo calcio, quel gioco non esiste più.

Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, ma la profondezza, lo uso perché è un termine arcaico come me, dei miei sentimenti esigeva una lunga, spero esauriente, spiegazione.

God save the football.

 

Questo ha scritto Mario Caccialanza: allenatore, calciofilo, ex portiere, scrittore ed ex tifoso di calcio?

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