Paolo Pissavini, scrittore, calciofilo e persona informata, per averci lavorato per anni (come carabiniere), spiega perchè non conviene recuperare l’ex tribunale

Paolo Pissavini, scrittore, calciofilo e persona informata, per averci lavorato per anni (come carabiniere), spiega perchè non conviene recuperare l’ex tribunale

Odio dire “l’avevo detto!”, però, in effetti, più volte, intervenendo nei post di diverse persone aventi responsabilità politiche, avevo messo in guardia sulla mancanza di convenienza nel riutilizzo del Palazzo di Giustizia di Crema.

Il fatto è che il palazzo ha un aspetto molto moderno e, di primo acchito, sembra anche funzionale, avendo uffici che si possono in parte modulare, secondo le esigenze.

È facile essere tratti in inganno.

Ferma restando la sua utilità per l’attuale funzione, il Palazzo di Giustizia di Crema è uno stabile nato male, di costosa manutenzione e di ancor più costosa gestione.

Ora, non è che dica queste cose perché le ho lette su Facebook o perché sono un tecnico; semplicemente, ho lavorato per vent’anni in quello stabile e, quindi, lo conosco come le mie tasche.

Quando lo progettarono, evidentemente, lo fecero pensando ad un’ideale tribunale da realizzare in Finlandia; un monolite in cemento

armato dotato di ampissime superfici vetrate, fornito di impianti tecnologici poi dimostratisi del tutto incongrui ed insufficienti.

Risultato: un freddo barbino d’inverno ed un  caldo infernale d’estate.

Rumorosi ed antiquati impianti, costantemente bisognosi di riparazione, emettevano qualche refolo d’aria.

Le pesantissime finestre erano quasi sempre rotte; molto spesso l’acqua piovana filtrava da tetti e sottotetti, percolando negli uffici e nelle zone di transito comune.

A volte, invece, l’acqua che percolava era quella delle tubature degli impianti; non sapendo dove fosse la perdita e dato che le tubature erano “annegate” nei pavimenti, gli operai addetti alle riparazioni dovevano sollevare le lastre del pavimento ed usare i martelli pneumatici.

Non so quante volte sia successa questa cosa e non so quante volte abbiano messo mano al tetto, incatramando la superficie,nel tentativo di porre rimedio a quel colabrodo.

In compenso il palazzaccio fu dotato di uno spropositato numero di bagni, lavabo e docce, nel numero di 52 (fonte: Sciura delle pulizie); ogni magistrato e cancelliere ebbe il suo bagno personale.

Le spese di riscaldamento, di raffrescamento e manutenzione del palazzo erano ingentissime; di questo dovrebbe esserci traccia negli uffici comunali, giacché, in prima istanza, era proprio il Comune di Crema a sostenere le onerose spese del palazzo.

A tutto ciò bisogna aggiungere che il palazzo è in disuso dal settembre del 2013; Dio solo sa (ma, forse, neanche Lui), che razza di lavori sarebbero necessari per riattivare la struttura e quale l’onere per il contribuente.

Questi mesi sono i migliori per apprezzare al meglio l’apparente comfort del palazzo; quando sarà estate vera e quando busserà alle porte l’inverno si avranno le idee più chiare.

In ogni caso, un conto sono i lavori fin qui effettuati per agevolare il personale addetto alle vaccinazioni insediatosi al piano terra, un altro conto riattivare la piena funzionalità dei tanti locali posti sui tre piani dello stabile

Ovviamente, al netto delle mie chiacchiere, dovrebbero essere i tecnici a stabilire come stanno realmente le cose.

Non i politici, perché “il palazzo è così bello…”

Forse costerebbe meno abbattere il palazzo e costruirne uno nuovo.

 

Così postò sulla sua pagina Facebook Paolo Pissavini.

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