Perché il centralismo cremonese è sempre stata una palla al piede per il cremasco

Perché il centralismo cremonese è sempre stata una palla al piede per il cremasco

Una dichiarazione del consigliere regionale Agostino Alloni, rilasciata in Commissione Sanità in regione un paio di giorni fa, mi ha fatto tornare alla mente un vecchio e a mio modo di vedere, illuminante fondo di Floriano Soldi su Mondo Padano una quindicina di anni fa.

Dice Alloni, parlando della riforma sociosanitaria:

Il territorio della nostra provincia è stretto e lungo. Dal primo all’ultimo comune ci sono 160 km: va perciò considerata questa specificità. Occorre, dunque, mantenere l’autonomia dell’ospedale di Crema che copre metà degli abitanti totali della provincia per l’erogazione dei servizi sociosanitari, invece di pensare di tenere solo quello di Cremona come presidio di primo livello”.

Non so se sia una citazione, non credo, ma usa le stesse parole che usò il mio primo direttore alla fine degli anni ’90, su quel Mondo Padano che fu la mia prima casa editoriale. Una provincia lunga e stretta che ci si mette due ore a percorrerla da una parte a quell’altra, per lungo, e tipo venti minuti per largo e che in fondo non ha mai funzionato.

E’ sempre stato un problema della provincia di Cremona questa strana conformazione. Tre aree geografiche che più diverse non si può. Il cremasco, l’area più densamente popolata, più industrializzata, più vicino a Milano. Il Cremonese, con Cremona che sta al centro della provincia, e del cremonacentrismo parleremo più avanti, e il casalasco, minuscolo per abitanti, un territorio che ha mentalità e modalità più emiliane che lombarde, insomma se i cremaschi si sentono milanesi i casalaschi si sentono parmensi.

Non ha mai davvero funzionato questo strano agglomerato di genti. Non è solo per la storia, quella con la S maiuscola, che ha visto spesso i due cuori della provincia su fronti opposti, con la Crema veneziana, con il Leone di San Marco che svetta sulla torre pretoria. E mentre Crema era la propaggine più inoltrata nel territorio della Repubblica di Venezia, Cremona milanese, era parte del Ducato di Milano.

La Provincia di Cremona, così come è ancora adesso con pochissime differenze verso il mantovano, venne disegnata nel 1859 dal Decreto Rattazzi, una legge amministrativa che ridisegnava il Regno di Sardegna dopo l’annessione alla Lombardia.

La provincia di Cremona, come detto, venne istituita nel 1859 in seguito al Decreto Rattazzi, che ridisegnava la suddivisione amministrativa del Regno di Sardegna dopo l’annessione della Lombardia. Una legge che non tocco quasì le esistenti province lombarde che erano già estese e molto caratterizzate e radicate. Si. Con una eccezione assai importante: l’abolizione della Provincia Lodi – Crema.

Una provincia che aveva vissuto relativamente poco, dal 1816 al 1859, nata all’interno del Regno Lombardo – Veneto, ma che ripeteva un esperimento fatto nel 1797 con il Dipartimento dell’Adda. Una unione che tutto sommato funzionava, e che continuerà a livello informale a funzionare fino ai giorni nostri, i cremaschi storicamente se capita hanno interesse culturali ed economici a Lodi e non a Cremona.

Già, ma come si diceva Cremona è cremonacentrica. In tutte le esperienze lavorative che ho avuto dove c’era una centralità nel capoluogo la città di Crema era vista solo come una propaggine poco interessante spesso assoggettata alle bizze politiche del capoluogo, che qui francamente hanno lo stesso effetto di quello che succede in Lussemburgo.

Ancora recentemente mi è capitato di imbattermi in vicende del tutto cremonesi riflettute su Crema solo per assonanza ma che con noi centrano davvero poco. In fondo questo discorso lo avevamo fatto anche con la lunga serie di pezzi sul declino cittadino di alcuni mesi or sono.

Il grosso problema della nostra città rimane quello. Siamo schiacciati da un ombra di provincialismo da parte del capoluogo che ci toglie molto sprint. Quindi diventa ovvio visto da fuori che si possano levare alla città servizi come il tribunale o l’ospedale (da cui siamo partiti), ma visto da dentro no.

A parte la conformazione geografica anche a livello funzionale la cosa non funziona. Crema è stata e rimane una realtà a se stante che ha diritto di funzionare senza troppi legami con il capoluogo. Oggi che poi, con l’abolizione delle province che non si capisce se arriverà mai a conclusione o rimarrà un mostro deforme, di più ancora.

Non abbiamo più neppure il presidente eletto dal popolo, si è tornati a quella cosa fredda e amministrativa di eleggere un presidente tra eletti. Insomma. Con il discorso iniziato e per ora non finito dell’abolizione delle province si è ripreso a parlare di andare da altre parti e mollare del tutto Cremona che dal 1859 è “la palla al piede” del territorio.

E allora Lodi? Treviglio? Qualcuno ha detto macro provincia con Mantova, mamma mia che paura, io a Mantova ci cado in ferie, lontana ed esotica città. Sarà un discorso provinciale il mio, lo so, ma questa fetta di territorio ha sempre avuto problemi.

Lodi in qualche modo si è fatta provincia appena in tempo da se. Treviglio se ne sta acquattata con Bergamo, ma i fondo anche lei si sente più Milano. Crema lo abbiamo detto. E allora diamo un taglio a questo territorio lungo e stretto che non si sa bene che esistenza possa avere ancora e cerchiamo di valorizzare la città in un’altra ottica.

Emanuele Mandelli

 

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