Sanremo 2019, la terza serata: cosa resterà degli anni 80? Tutto, sono qua e dominano

Sanremo 2019, la terza serata: cosa resterà degli anni 80? Tutto, sono qua e dominano

E niente. Rovazzi è simpatico e il suo momento, a tarda notte, è stato molto divertente. Anche se inarrivabile il momento alta gerontofilia con Ornella Vanoni che incrocia Patty Pravo sul palco e non si capisce chi delle due c’è e chi delle due ci fa. Una Vanoni più lucida di quello che vuol far credere, classe 1934 quindi 85 anni, che la caccia a fine siparietto, “ao, stavolta sono venuta aggratis ma non prendete il vizio”, e che imitando la raffaele che imita se stessa, “ho mai fatto l’amore con te io?”, manda in corto circuito tutto. Quota 200 quando va ad abbracciare Patty Pravo, classe 1948, che pare molto più anzianotta di lei col suo badante Briga che la porta per mano. Non si era scherzato neppure un oretta prima con Baglioni e Venditti seduti contrapposti a due pianoforti, nero e bianco, che avevano eseguito Notte prima degli esami, e neppure un oretta dopo con Raf e Umberto Tozzi a fare un maxi karaoke degli anni ’80 con le loro hit.

Era Raf appunto che si chiedeva: “cosa resterà di questi anni ’80?”. Beh: tutto, e di più. La serata è stata estremamente divertente. Non ho accusato una scampanata di sonno fino alla chiusura. Le 12 canzoni in gara le abbiamo già giudicate. Ma permettetemi di tornare su un paio. Motta e Zen Circus. Due pezzi enormi che sopravvieranno alla kermesse sanremese, alle radio, al consumo facile ed entreranno nelle scalette delle due belle realtà rock italiane.

E stasera tocca ai duetti. Ne parleremo un po’ più avanti oggi. Ci sono cose che sulla carta si preannunciano sublimi. Vedremo poi alla prova dei fatti. Un po’ di stanca nel Sanremo alla cremasca su Facebook, quache battuta in meno e qualche commento sagace in meno. Ma alla terza sera ci sta. Da oggi si va con le due serate migliori. Alle 18.15 saremo in diretta Facebook per un po’ di sano cazzeggio, e con un paio di ospiti incredibili. Domani sera, lo abbiamo anticipato, almeno un’ora di diretta da un luogo inspettato: se il padrone di casa ci farà entrare eh.

Intanto Achille Lauro miete vittime. Don Mazzi si è reso conto che Rools Royce è anche il nome di una pasticca di ecstasy e che forse ci sta una sorta di doppio senso. Dove stava quando Vasco portava a Sanremo vado al massimo, quado cantava Bollicine? Lui gigioneggia, vestito da impresario delle pompe funebri da film americano, stonato in modo perfetto, con una canzone che è un tormentone terrificante e che cita mille mille miti di tutti. Genio.

Qualcuno l’ha sparata alta scrivendo che Achille Lauro è il David Bowie italiano. Magari un po’ eccessivo. Ma lo spirito del trasformista ce l’ha il ragazzo. E sogghigna. E gli ascolti. Ah, sì 9 milioni e 409 mila. Il 46 per cento. Ma tanto ormai a Baglioni degli ascolti non frega nulla. Il prossimo anno sarà un festival grillino, se non succede qualcosa, e lui non sarà certo qua. Quindi chi se ne fotte. Che dice la Snai sui vincitori? Adesso ci informiamo.

Emanuele Mandelli

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