Sanremo 2019, le pagelle della serata dei duetti: vincono Motta e Nada

Sanremo 2019, le pagelle della serata dei duetti: vincono Motta e Nada
  • Federica Carta e Shade con Cristina D’Avena: il pezzo è carino, ritornello killer. Le tette di Cristina non aggiungono molto. Ma là si vede sempre voleneri. Voto 6,5
  • Motta con Nada: finalmente con la chitarra. Nada ha gran classe. Il pezzo è bello, paradossalmente in due forse perde un po’ di carica. Ma siamo contenti abbia vinto. Voto 7,5
  • Irama con Noemi: ancora più drammatica. Pare un film di Tim Burton. Lei urla, ma lo fa bene e potrebbe andare a podio. Voto 7
  • Patty Pravo e Briga con Giovanni Caccamo: loro iniziano e lei non c’è. Arriva con calma. Solo per questo merita di essere ricordata. Ma che voto dare? Voto sv
  • Negrita con Enrico Ruggeri e Roy Paci: arrangiato così e con la vociona di Ruggeri il pezzo gira molto molto di più. Mestiere va bene. Ma bella. Voto 7
  • Il Volo con il violinista Alessandro Quarta: il violinista è molto rock. Loro meno, anche se ci provano. Voto 5
  • Arisa con Tony Headley e Kataklò: il pezzo è bipolare ed è bello. Però l’italiano inglesizzato da festival anni 60. Meglio da sola. Voto 6,5
  • Mahmood con Gué Pequeno: tamarri e splendidi anche se Guy pare un po’ sottoutilizzato. Voto 7
  • Ghemon con Diodato e Calibro 35: già il pezzo è bello. In questo arrangiamento anni 7o ancora di più. Per noi era quello che doveva vincere. Voto 9
  • Francesco Renga con Tony Bungaro e le due étoile Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel: non è che un pezzo brutto se ci metti delle ballerine diventa bello. Voto 3
  • Ultimo con Fabrizio Moro: questo pezzo potrebbe vincere ma continua a non convincere. Con Moro poi diventa ancora più drammatico. Troppo. Voto 6
  • Nek con Neri Marcoré: l’unica cosa che girava nel pezzo era il ritmo. Con l’inserto teatrale cade del tutto. Voto 4,5
  • Bomdabash con Rocco Hunt e i musici cantori di Milano: il pezzo gira. Con Rocco che ne è anche coautore più ancora. Leggere ed estivo. Voto 7
  • The Zen Circus con Brunori Sas: altro pianeta. Il pezzo senza ritornello è una follia. Con la voce di brunori forse perde un po’ di drammaticità ma guadagna in profondità. Voto 8
  • Paola Turci con Beppe Fiorello: la canzone diventa un dialogo. Non mi esalta ma devo ammettere che così ha più senso. Voto 6
  • Anna Tatangelo con Syria: la canzone è brutta. Anche così. Ma loro sono belle e distraggono. Maschilista. Lo so. Voto sv
  • Ex-Otago con Jack Savoretti: anche se continua a non convincermi ho preso il disco. Vedremo. Voto 6 di fiducia
  • Enrico Nigiotti con Paolo Jannacci e Massimo Ottoni: va beh solo rivedere aleggiare lo spirito di Jannacci gli da tanto. Voto 6
  • Loredana Berté con Irene Grandi: urlano. E lo fanno bene. Grinta e melodia. La canzone è potente è bella. Voto 7
  • Daniele Silvestri e Rancore con Manuel Agnelli: Manuel fa quello che sa fare il drammatico urlatore. Pure un po’ recitata a video. Il pezzo è bellissimo e così diventa ancora più completo. Voto 8
  • Einar con Biondo e Sergio Sylvestre: gospel e autotune rendono ancora più confuso un brano senza dimensione. Voto 2
  • Simone Cristicchi con Ermal Meta: al terzo ascolto forse iniziò ad intuire la dimensione della canzone. Mete ci sta bene. Voto 6,5
  • Nino D’Angelo e Livi Cori con i Sottotono: ed è subito nostalgia con i Sottotono. Impossibile volere male a Nino poi. Voto 6
  • Achille Lauro con Morgan: signori ecco il rock n roll che se ne frega. Stonati, svociati, folli. Geniali. Voto 10

Emanuele Mandelli

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