Scrp è morta viva Scrp

Scrp è morta viva Scrp

Scrp è morta. Questa estate si alzavano al cielo peana al suo ottimo stato di salute, al bilancio florido, al valore delle azioni valutate 77,04 euro ciascuna. Il 28 giugno il presidente Pietro Moro scriveva ai soci: «Intendo rimarcare che  la società è indiscutibilmente solida sotto il profilo patrimoniale, economico e finanziario. Per quanto riguarda il patrimonio netto è di oltre 30 milioni di euro».  Poi  un crescendo rossiniano di performance positive: «La società non ha mai prodotto perdite e negli ultimi 5 anni ha prodotto utili per  oltre 3 milioni e mezzo di euro, di cui oltre 441.000 nel 2017 e ne ha distribuito come dividendo 1.250.000». Ancora: «Nell’ultimo quinquennio il debito si è costantemente e sistematicamente ridotto con una disponibilità di cassa, quindi di liquidità al 31 dicembre 2017 di oltre tre milioni di euro».

A margine di queste affermazioni veniva annunciato con squillo di trombe il progetto di incorporare in Scrp la controllata  Consorzio.it che, al contrario dell’ammiraglia,  godeva di salute cagionevole e necessitava di una cura corroborante, gracilità certificata dalla società specializzata in consulenza aziendale e revisione contabile incaricata di valutare il patrimonio di Scrp al 31 dicembre 2017.

A pagina 39 della relazione  redatta dai consulenti si legge: «Il valore della partecipazione (in Consorzio.it ndr)  era stato completamente azzerato nel bilancio di Scrp. In occasione dell’approvazione del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2016 Scrp ha ricapitalizzato il patrimonio netto del Consorzio attraverso una rinuncia dei crediti di cash pooling di 180.000 euro».  Sempre alla stessa pagina  viene sottolineato: «Il Consorzio.it ha chiuso il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2017 con un utile di 2.487 euro». Patrimonio netto 105.544 euro per il 90% (94.990 euro) controllato da Scrp.

Con le dichiarazioni di Moro e il documento degli esperti l’idea di  liquidare Consorzio.it e incorporarlo in Scrp e contemporaneamente di azzerare il consiglio di amministrazione della stessa Scrp e sostituirlo con un amministratore unico non era malvagia. Ma questo non è accaduto.

Scrp non ha  inglobato Consorzio.it. Al contrario, è iniziata la procedura per liquidare Scrp  e convogliarla in Conzorzio.it.  che, nel frattempo, si è dotato di un nuovo statuto. Da società in  house si è trasformato in società in house spa. Invece dell’amministratore unico è stato nominato un Cda di tre membri, non senza una battaglia all’arma bianca per spartirsi  i posti nel consiglio di amministrazione e quelli del collegio sindacale, come ha informato dettagliatamente il settimanale diocesano senza essere smentito. Un capolavoro: la società è ancora in gestazione e già si è scatenata la lotta per accaparrarsi le sedie.

In sintesi: una società di oltre 30 milioni euro di capitale e in splendida forma olimpica viene liquidata per confluire  in una sua controllata di 105 mila euro di capitale e  di salute precaria. Una specialità cremasca dopo il tortello dolce, il salva e la bertolina.

Non si conosce il patrimonio della nuova società e quindi neppure  quello di ciascuna azione. E’ certo che se il valore delle azioni fosse inferiore a  77,04 euro ciascuna, l’operazione non sarebbe vantaggiosa per i soci. Forse sarebbe  stato più prudente che, chi ha votato la liquidazione di Scrp, si fosse informato  sul valore del nuovo  Consorzio.it spa e che si fosse meditato sui pareri negativi all’operazione di alcuni revisori dei conti di comuni soci.

Un mutamento di rotta e di strategia, così radicale e repentino può essere motivato o da un imprevisto o da improvvisi mutamenti legislativi nel frattempo intervenuti. Non risulta che da giugno a dicembre siano entrate in vigore norme tanto rivoluzionarie da avallare la giravolta. E giustificarla sulle nuove regole per le partecipate imposte dalla  legge Madia è fuori luogo in quanto è antecedente ai proclami estivi.

Rimane l’imprevisto, quello di  otto comuni-soci  che hanno deciso di far valere il diritto di recesso e uscire dalla società, diritto esercitato dopo avere bocciato il nuovo statuto di Scrp, approvato dall’assemblea dei sindaci il 21 giugno e costato migliaia di euro per la sua stesura,  ma oggi  già carta straccia e sostituito da quello del neonato Consorzio.it. Spa.

Al di là delle questioni societarie, la vicenda merita una riflessione più ampia che scavalca i confini del dissenso di otto sindaci sulla gestione della Scrp e che si estende alla politica e all’amministrazione del Cremasco. Una riflessione che riguarda il ruolo del comune di Crema e la sua incapacità o volontà di dialogare con il territorio. E’ una carenza endemica, che si è accentuata negli ultimi anni, acuita dalla mancanza di un leader capace di coagulare e far valere le istanze del Cremasco che in pochi anni ha perso Tribunale e Università e sull’istituto Stanga ha rimediato una figura barbina. Anche la fuoriuscita degli otto sindaci è frutto dell’atteggiamento di chiusura, spesso ostile, di Scrp e del comune di Crema verso i dissidenti. Società e comune capoluogo mai hanno cercato un confronto, oppure se lo hanno tentato, lo hanno fatto con i singoli sindaci e non con tutti, mezzuccio logoro del dividi et impera che  non ha funzionato perché attuato in maniera dilettantesca e non all’altezza dei maestri della prima repubblica.

Un leader che  definisce pecoroni i suoi colleghi e risibili alcune azioni degli otto sindaci fuoriusciti da Scrp valgono più di mille parole sulla incapacità di Crema di interfacciarsi con il territorio. Un leader che vota il bilancio di Scrp, che per sua stessa ammissione non ha letto, ma pretende di dettare le regole, non è credibile. Se poi dopo tanta supponenza e prosopopea si è costretti a modificare Scrp come da quattro anni gli otto sindaci sostenevano, allora qualche domanda Crema dovrebbe porsela. Ora, che gli otto soci fuoriusciti da Scrp  prendano tutto il valore delle loro azioni, o solo una parte, o nulla,  o si finisca in tribunale, o alla Corte dei conti, un dato è incontrovertibile: Scrp è morta. Riposi in pace. Nessuno piange. Non c’è nulla da esultare. E’ un fallimento per il territorio. Si aggiunge agli altri. Grazie Crema.

 

Antonio Grassi

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