Short Story, scherzi della memoria

Short Story, scherzi della memoria

Che con il passare del tempo qualche meccanismo della mente si sarebbe deteriorato, lo aveva messo in conto da almeno una dozzina d’anni. Si sa, s’invecchia e a volte ci si scorda di una banale commissione da svolgere, di un incontro casuale avuto il  giorno prima, di un pensiero maturato poc’anzi.

Però quel mattino, guardandosi intorno dopo essersi rimirato per assicurarsi di avere ancora un viso, si accorse che c’era qualcosa che non andava: “Certo che lo so che mi devo lavare, sono mica scemo”, disse. “Ps. Però prima ricordati di preparare il caffè”, recitava quella stessa annotazione scritta a mano e appiccicata allo specchio.

“Ma chi è il pirla che fa ‘sti scherzi del cazzo?”, si chiese mentre s’avviava verso la cucina, dove s’imbatté in un altro biglietto incollato allo sportellone del frigorifero: “Ricordati che devi andare a fare la spesa. L’elenco delle cose che ti servono è nella tasca dei pantaloni di velluto, quelli grigi.” Nel frigorifero, però, il caffè non c’era, ma un bel fogliolone formato A4 gli stava ricordando che il caffè “è sulla mensola, accanto al contenitore dello zucchero.” “Cazzo, certo che lo so, s’è visto mai che metto il caffè nel frigorifero!?”

“Quando fai la doccia ricordati di usare il sapone.”

“Porca maiala, questo è troppo!”

Si recò in Questura per denunciare l’intrusione di sconosciuti nella propria abitazione, accludendo quale prova inconfutabile il cospicuo numero di “ammonimenti” raccolti un poco dappertutto tra la cucina, il bagno e la camera da letto.

“Sarebbe in grado, eventualmente, di riconoscere questa calligrafia?” gli chiese l’agente.

Avvampò di collera fino alla pelata: “Certo che la riconosco, ostia, è la mia!”

Beppe Cerutti

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