Tra il Vaticano e Ankara, incomprensioni, nazionalismo e sciacalli

Tra il Vaticano e Ankara, incomprensioni, nazionalismo e sciacalli

Un secolo è trascorso da quel orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo. Non vi è famiglia armena ancora oggi, che non abbia perduto in quel evento qualcuno dei suoi cari: davvero fu quello il “Metz Yeghern”, il “Grande Male”, come avete chiamato quella tragedia.

Così il nostro Papa Francesco ha parlato di fronte alla delegazione armena giunta al suo capezzale, per poi aggiungere anche: “Questa fede ha accompagnato e sorretto il vostro popolo anche nel tragico evento di cento anni fa che «generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo»“.

Viste le virgolette nell’ultima parte della dichiarazione del nostro amato Pontefice? Beh, di certo non lo hanno fatto ad Ankara, dove si sono basati solo sulle parole del Papa, senza notare che la definizione, apparsa in virgolettato da subito nei comunicati ufficiali, altro non era che una dichiarazione addirittura del compianto Giovanni Paolo II, datata 27 Settembre 2001.

Quindi perché scaldarsi tanto? Come mai tanto rumore dal ministero turco degli esteri? Beh, è una storia lunga e molti, come sempre, tentano di strumentalizzarla. Andiamo con ordine: innanzi tutto bisogna considerare lo sfrenato nazionalismo turco, che molto spesso porta a minimizzare colpe storiche e ingigantire pregi o vittorie. Poi metteteci anche che sono solitamente i vincitori a scrivere la storia e che l’Impero Ottomano di vittorie ne ha sempre ottenute parecchie (chiedere a Churchill notizie in merito alla battaglia di Gallipoli).

La Turchia non ammette ufficialmente che quello armeno fu un genocidio e vi è sempre stata una disputa sui numeri della strage (trecentomila unità secondo Ankara, ben un milione e mezzo di vittime secondo Erevan, capitale armena), ma perlopiù perché a nessuno, ammettiamolo, piace sentirsi dire quanto siamo “cattivi” o “in errore”. E’ un po’ come quando si parla della nostra forma fisica: un conto è che a fare battute sul peso siamo noi, più spiacevole questione se la frecciatina arriva da terzi. La verità è che sono tantissimi i turchi che, interpellati sull’argomento, ammetterebbero senza troppi problemi la malefatta ottomana in territorio armeno, ricordando gentilmente che “Ottomani = Turchi” è un parallelo ardito quasi come “Impero romano = Italia”, abbastanza corretto ma eccessivamente semplicista.

Altro errore che si rischia di fare, quando si parla degli scheletri nell’armadio turchi, è credere che sia tutto da ricondurre alla religione, come se ogni spostamento delle armate del periodo pre-Kemaliano, fosse guidato da una sete di sangue cristiano. Basti considerare che tra i popoli verso i quali il popolo turco cova probabilmente maggiore astio, ci sono quello greco, quello armeno e quello curdo: i primi due sono di due diversi ceppi cristiani, mentre il secondo è addirittura a quasi totalità islamica.

Quanto sopra riportato è solo un accenno a quella che dovrebbe essere una “dettagliata spiegazione delle questioni internazionali legate alla Turchia”, ma se vi basterà a non abboccare all’amo di chi vuole portare acqua al suo mulino islamofobo, cristianofobo o semplicemente razzista, scrivere questo articolo sarà stato un gran successo.

Alessandro Pironti

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