Corridoi umanitari: un’alternativa sostenibile, legale e sicura

Corridoi umanitari: un’alternativa sostenibile, legale e sicura

È quanto confermato l’altra sera, nell’incontro promosso da Caritas e Ufficio Migrantes, nell’ambito delle iniziative per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

 

I corridoi umanitari voluti dalla Conferenza Episcopale Italiana, che organizza e finanzia attraverso la Caritas, sono uno strumento efficace per la gestione dei flussi migratori. Dimostrando che è possibile migrare senza dover mettere a rischio la propria vita, senza passare dall’inferno libico e senza alimentare mafie e trafficanti.

È quanto è stato confermato, l’altra sera, nell’incontro-dialogo promosso da Caritas e Ufficio Migrantes della nostra diocesi – nel salone al primo piano del Centro giovanile S. Luigi, nell’ambito delle iniziative in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata domenica – con Alessandra Morelli dell’UNHCR, con trent’anni di attività sul campo in varie parti del mondo per conto dell’Onu; Giorgio Del Zanna, della Comunità di S. Egidio, impegnata insieme alla Tavola valdese e alle Chiese protestanti in questa esperienza d’accoglienza; e Daniele Albanese, in video collegamento dal Niger, dov’è referente di Caritas italiana per i corridoi umanitari, attraverso i quali sono fra l’altro arrivati a luglio 7 rifugiati attualmente accolti dalle Unità pastorali S. Giacomo-S. Bartolomeo e S. Bernardino-Vergonzana.

I Corridoi, ha attestato Albanese, “sono un’alternativa sostenibile, legale e sicura, proprio perché si reggono su protocolli singoli che la Cei sigla con i governi e tutti gli attori – Cei, UNHCR, gli stessi rifugiati e le istituzioni che supportano questi percorsi – si muovono coordinati.”

La sua attività, ha spiegato, consiste nel cooperare con le organizzazioni locali, che conoscono le situazioni e segnalano le persone in reali condizioni di necessità, e quindi vagliare attraverso incontri informali le loro possibilità di rinascita nelle comunità in cui andranno a inserirsi.

“I Corridoi – ha sostenuto Alessandra Morelli – sono all’interno della filosofia della cura, come capacità di intendere l’accoglienza mettendo la persona al centro.”

E dalla sua lunga esperienza in diverse aree anche ad alto rischio ha appreso che “in tutte le parti del mondo in conflitto la gente si muove alla ricerca di protezione: l’obiettivo è salvarsi. E bisogna dire al mondo che è possibile trovare il modo di accogliere senza paure”.

“Viviamo un momento di grande ripiegamento sull’io – le ha fatto eco Giorgio Del Zanna – e invece riaprire al mondo ci aiuta a stare nel mondo caotico con meno paure. I Corridoi sono il collegamento tra Crema e il mondo. Nati il 3 ottobre 2013 a Lampedusa, dopo uno più grandi naufragi dal secondo dopoguerra, ci siano detti: basta morire così, per cercare una nuova vita.”

Insieme alla Tavola valdese e alle Chiese protestanti, la Comunità di S. Egidio ha iniziato una trattativa con il governo italiano e nel primo anno son stati concessi 500 visti più altrettanti l’anno dopo.

“È un progetto della società civile autofinanziato – ha puntualizzato – lo Stato non ci mette un euro e sa chi entra. E poi c’è il lavoro dell’accoglienza, con parrocchie e associazioni che accolgono le famiglie e si fanno carico per un periodo accompagnandole verso l’autonomia. Siamo al terzo blocco di mille accolti. L’Italia è stato il primo Paese europeo a farlo, e ha già fatto scuola. Anche la Francia ha attivato corridoi e siamo a mille, il Belgio a 500 e speriamo possa rinnovarlo. Speriamo che anche altri si attivino.”

 

 

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