Il mistero di Rocky e il cognac dei giorni di Natale a Soresina

Il mistero di Rocky e il cognac dei giorni di Natale a Soresina

Per me il periodo natalizio è in assoluto il peggiore dell’anno: dal momento in cui vedo la prima pubblicità di un panettone, la depressione mi travolge come un treno in corsa. Poi, dopo la prima settimana di timidezza, arrivano tutte le altre pubblicità di Natale, di cioccolati, mandorlati, panforti e ancora offerte telefoniche a non finire come se su tutte quelle chiamante o messaggi gratis non ci mangiasse su nessuno, pacchetti per la televisione via cavo perché chiunque in tempo di crisi se la può permettere, profumi, catene di elettrodomestici che fanno sconti e mi fermo qui perché l’elenco sarebbe ancora troppo lungo.

Basta spegnere la tv, giusto? SBAGLIATO!!! Ci sono sempre le radio, i giornali, i cartelloni per strada e le vetrine dei negozi a ricordarci che il Natale è un buon momento per sentirci consumatori da macello.

Nella mia famiglia lo si festeggia un po’ come tutti, niente di più o meno tradizionale degli altri: antipasti di tartine con maionese e caviale (che il solo odore mi fanno rivoltare lo stomaco), uova sode (che portano bene), e qualche fetta di pane scaldato nel forno con passata di pomodoro e mozzarella. Si arriva al primo che di solito sono i ravioli in brodo fatti in casa con la pazienza certosina di mia nonna. Il secondo è sempre a discrezione della nonna: dipende da quanto tempo impiega a fare i ravioli a mano, perché alla sua età col cazzo che sta in ballo due giorni a far da mangiare e che anche i ravioli te li puoi andare a prendere al supermercato se li vuoi. E c’ha ragione anche lei.

Perciò, la maggior parte delle volte, come secondo si mangia pesce, al cartoccio, insalate di mare oppure gamberoni con contorni di verdura e così via. Dolce fatto in casa, panettone e caffè.
Ovviamente per mandare giù tutto ci vogliono bottiglie di vino, bianco se si mangia pesce o rosso se la nonna decide per il secondo di carne.

Ma a Natale, sulla tavola della mia famiglia, c’è una bevanda che per il resto dell’anno non si vede mai: il cognac. Per digerire il tutto, ma mio nonno (almeno finché c’era) e mio padre se ne sono sempre approfittati della rarità del liquore per esagerare con qualche bicchiere di troppo.
È colpa del maledetto cognac se ora per me il Natale non ha lo stesso gusto di quando ero più piccolo e ora racconto il perché.

Un anno, non ricordo con precisione quale, si aveva già finito tutti di mangiare. Il nonno e il papà erano già su di giri con il vino e avevano appena versato il primo bicchiere di cognac, quando io e le mie sorelle abbiamo iniziato a parlare di tutti i cani che abbiamo avuto nella casa dei nonni paterni. Si è iniziato a parlare di Paris, morto di vecchiaia qualche anno prima della mia nascita, poi Ringo, un segugio dal carattere talmente duro e scontroso che non si lasciava avvicinare da sconosciuti, poi ancora Vittoria, una setterina vecchiolina che abbiamo tenuto negli anni in cui non poteva più andare a caccia per l’età avanzata. Ma quando abbiamo nominato Rocky il clima è decisamente cambiato.

Rocky era un bastardino che aveva la cuccia nel campo di deposito del legname della ditta di mio padre. Di lui ho ricordi vaghi, ero veramente piccolo ai tempi, ma anche io come le mie sorelle sono cresciuto con la certezza della sua fine.

Un pomeriggio le mie sorelle all’epoca bambine, convinsero la nonna a portarle nel campo a trovare il loro fedele compagno di gioco, ma una volta giunte in prossimità della cuccia, non hanno trovato altro che la catena completamente distesa e di Rocky nemmeno l’ombra. Premio Oscar come migliore interpretazione a mia nonna che si è messa a gridare: “SIGNUR!! L’E’ SCAPAAT!!!,,.

Insomma quando ci siamo messi a parlare di Rocky mio padre si è lasciato scappare un: “Poverino, che brutta fine”.

Ebbene quel Natale scoprimmo che il nostro amato bastardino mai si sognò di scappare di casa, ma finì tragicamente sotto le ruote del trattore mentre mio padre faceva manovra. Potete ben immaginare la reazione di noi poveri tre, traumatizzati da una vera e propria truffa durata per più di 15.

Ecco una delle tante ragioni per cui odio il Natale, la principale almeno. Se dovessi stare qui a scriverle tutte probabilmente salterebbe fuori una trilogia come “Il signore degli anelli,, e non mi sembra proprio il caso.

Non mi resta altro che augurarvi un buon Natale e delle felici feste a voi che magari non siete così in astio con questa ricorrenza, fate i bravi e scusatemi se io sarò un po’ più irascibile del normale, ma dovete capire che sto solo aspettando l’Epifania.

Pier Solzi

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