Jazz, tango e cicale: Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura aprono il cartellone di Crema Jazz Art

Jazz, tango e cicale: Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura aprono il cartellone di Crema Jazz Art

 

Che tu dici bandoneon e subito pensi ad Astor Piazzola e alla tradizione nobile del tango argentino. Poi vedi Daniele Di Bonaventura e ti viene in mente anche Ambrogio Sparagna e il suo organetto. Ecco mettendo un ideale punto a metà tra due musicisti così diversi si trova forse il baricentro di In maggiore, il concerto che ha aperto la rassegna Crema Jazz Art. Perché quello che propone il duo formato da Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura è una sorta di impossibile mix tra suggestioni jazzistiche, giochi e rimandi legati alla cultura popolare di mezzo mondo e un po’ di sana improvvisazione.

Il disco, In maggiore appunto, è stato rilasciato a marzo del 2015 dalla Ecm (un appunto ai concerti i dischi si vendono a prezzo frendly, 20 euro al mixer contro i 14 su cui gira su Amazon… va beh). Dentro ci sono una shakerata di cose diverse filtrate con la sensibilità sonora del duo. Un concerto per “tenersi lontani dal tango”, scherza Fresu dal palco, ben sapendo che il suono avvolgente dello strumento nato in Germania come sostituto degli organi da chiesa per le piccole realtà e portato in Argentina dagli emigranti porta inevitabilmente su quelle sponde. Ci cadranno alla fine, dopo esserci girati attorno per tutto il set.

Prima di un duo di bis che spariglierà ancora le carte con un minuetto di musica classica e una versione dilatata e toccante di Te recuerdo Amanda, brano scritto da Victor Jara, cantautore cileno assassinato cinque giorni dopo il golpe dell’11 settembre del 1973, vittima della follia di Pinochet. Una delle persone che fu rinchiusa nell’Estadio National de Chile trasformato in campo di concentramento. I suoi dischi furono vietati e distrutti per anni in Cile. E Paolo Fresu infatti racconta l’emozione di 20 mila persone a Santiago quando suonarono il pezzo in Cile. Ma non solo emozioni belle ma cupe sul palco.

Il “duetto” con le cicale che friniscono nella notte cremasca, finalmente fresca, è fenomenale. In conclusione i due cadono nel tango e ci sguazzano, rendendolo indanzabile per i cambi di ritmo e tessitura del pezzo. Miglior inizio per la rassegna non c’era. Una rassegna, Crema Jazz Art, che secondo noi lo scoro anno era partita col piede sbagliato, ignorando completamente la tradizione jazzistica cremasca. Quest’anno il cartellone rimedia portando in piazza Duomo il Folcioni JazzLab Quintet diretto da Enzo Rocco, sabato sera in apertura al Johnny O ‘Neal trio.

Emanuele Mandelli

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