Lottaroli, perchè nei giorni di festa le serrande dei negozi dovrebbero essere abassat

Lottaroli, perchè nei giorni di festa le serrande dei negozi dovrebbero essere abassat

Oltre il ponte sul fiume Serio, in via Cadorna, c’è una panetteria che espone in vetrina un cartello che condivido appieno: “la domenica è il giorno del Signore e della famiglia”. Aggiungerei , a completare, che è anche il giorno dedicato al riposo, agli hobby e alla cultura. Confesso che sopporto con un certo fastidio le aperture festive dei centri commerciali e dei negozi.

Le considero la manifestazione concreta della supremazia delle merci e del mercato sulle vite delle addette e degli addetti alle vendite. Inoltre le considero un arretramento rispetto ai momenti di socialità non mercificata che la comunità ha saputo costituire e di cui la festa rappresentava la giornata per eccellenza. Il problema è stato posto da tempo, senza trovare una soluzione. Nell’anno 2012 furono raccolte oltre 70.000 firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Libera la domenica”, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Confesercenti. Attualmente è ferma in Parlamento una proposta di legge che prevede la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali di almeno 12 giornate festive all’anno, in occasione delle più importanti ricorrenze, sia civili che religiose.

È una proposta insufficiente, concepita per dare un poco di sollievo al personale, senza urtare più di tanto la sensibilità mercantile delle catene della distribuzione; è un timido passo in avanti, non certamente la soluzione del problema. Eppure la soluzione c’è e non ha bisogno del ricorso al Parlamento e alle leggi, richiede solamente che cambino le abitudini dei frequentatori dei centri commerciali e degli affezionati agli acquisti nelle giornate festive. Per tanto tempo si è fatto a meno di queste cattive abitudini, diventate ormai una maniera per occupare il tempo libero, più che per soddisfare dei bisogni primari. Liberare le festività dall’oppressione del lavoro è una questione di civiltà, ritengo insopportabile che le merci e il denaro prevalgano sulle necessità ed i diritti delle persone, che il mondo sia vissuto come un’enorme raccolta di merci ed i suoi abitanti (quelli che se lo possono permettere), come consumatori da spingere agli acquisti compulsivi, di giorno e di notte, una giostra in continuo movimento.

Mario Lottaroli

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