Non è quella dedicata a Garibaldi la piazza da chiudere per giuoco. Per ora

Non è quella dedicata a Garibaldi la piazza da chiudere per giuoco. Per ora

Per carità, nulla contro la pallavolo o il beach volley, ma quella di piazzare, lo scorso weekend (da venerdì 15 a domenica 17), i campi da beach volley in piazza Garibaldi, ecco è stata una decisione che, quantomeno, andava soppesata con maggiore attenzione. Sì perché specificato come, più che da altre parti, tutto quello che succede nella capitale del Granducato del Tortello finisce per scontentare qualcuno e accendere (o spegnere) altri, beh, in Garibaldi Square, di spiaggia per il volley ne bastava una di struttura, con l’altro “terreno” da beach da piazzare in un’area periferica, ad Ombriano, piuttosto che a San Bernardino o in via Capergnanica per far vivere le periferie e coinvolgere i locali di quelle zone, senza dimenticare l’opzione campo di Marte (lungo le Mura Venete). Il palco per le premiazioni finali? Sempre nell’ottica dell’accendere un coinvolgimento globale, i giardini di Porta Serio (area da restituire alla città 12 mesi l’anno) o piazza Trento Trieste (ridateci la Ribolution, ndr) potevano rappresentare una valida alternativa, preservando così, con un solo campo attivo, quello dinanzi alla chiesa di San Benedetto per intenderci, la viabilità e qualche parcheggio, che magari all’ombra di porta Serio, straordinariamente per lo “sport da spiaggia” avrebbero potuto essere gratuiti, in piazza Garibaldi.

A proposito, ricordate il clamore che provocò, nel 2014, la concessione (giusta e condivisibile per certi versi, forzata per altri) di piazza Trento e Trieste, per la Ribolution (evento artistico – ludico e d’intrattenimento) del grande ArtDesigner Beppe Riboli? Fece scalpore la kermesse griffata Riboli, ma ebbe il merito di far vivere quello scorcio cittadino altrimenti dimenticato. Ma dopo Riboli comunque, da quelle parti è stato il buio totale. Piazza Garibaldi invece soffre di … overbooking.

Stefano Mauri

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