Short story, Habichtsburg

Short story, Habichtsburg

Prooonto… Cooosa? Maa chi sei?

Pronto un cazzo, è un’ora che ti stiamo aspettando, allora che fai, ti muovi o no?!

Eeh? Aaa sì. Noo, guarda, grazie per l’invito, ma a scuola mi hanno rifilato una ricerca pallosa e non posso venire alla festa.

Come sarebbe a dire che non vieni, ma sei scemo?!

No, scemo no, ma sfigato una cifra sì. Tu pensa che ieri, durante l’ultima ora di lezione, scienze naturali, mi sono imbattuto per caso negli “astori”, che in ornitologia sono parenti stretti con le “poiane”, uccelli predatori. Ne è venuto fuori un casino che non ti dico…

Senti pirla, ma chi vuoi prendere per il culo? Secondo te io dov’ero, visto che sono il tuo compagno di banco?

Sì, ma fino agli “astori”, perché poi la “profe” ti ha buttato fuori per atti osceni…

Quante palle, soltanto perché ho chiesto alla Marietta se voleva vedere il mio rapace. Mica l’ho chiesto alla “profe”.

Ecco, i rapaci. Ascolta cazzone: sembra che questi cosi qui fossero di casa in quella zona dell’attuale Svizzera settentrionale che fa capo al Cantone dell’Argovia. E lì chi t’incontro? Niente “popodimenoché” la “rocca dell’Astore”, cioè “Habichtsburg”, che per contrazione sarebbe a dire “Habsburg”. Fulmine a ciel sereno, perché la “profe” ci insegna anche Storia, o te ne sei dimenticato?

E che minchia c’entra?

Zitto pornògrafo, ché la colpa è tua se sono conciato a ‘sto modo! Quella brutta stronza mi guarda come se fossi un fenomeno e m’incarica di predisporre una ricerca sugli Absburgo che poi verrà discussa in classe.

Noooo dai, e tu?

Sei un bastardo! E io, e io ieri sera mi sono messo lì come un trùllo e gli ho dato dentro di brutto…

Ti sei ficcato nello studio di tuo padre, eh?

Sì, e allora?

Capito, tuo padre è via.

Hai capito una sovrana sega, onanista di merda. E adesso mi ascolti, che ti faccio la lezione per domani.

No dai, cazzo, ci sono le fighe che aspettano.

Ricorda anche a loro, santòcchione delle mie gavezze, che lunedì prossimo, sull’argomento c’è compito in classe. Ascolta, würstel andato a male. Absburgo, dunque. Originariamente rapaci di medie dimensioni, menala di qui e di là, si trasformarono in aquila bicipite, che diede al Sacro romano impero regnanti a manetta. Insomma, un po’ come gli Agnelli in Italia i quali, bruca di qui e rodi di là, alla fine ci hanno regalato il Lapo. Che a me mi piace, perché mi ricorda il Rodolfo II, inefficiente ma sublime esteta nel maniero di Praga.

Dai cazzo, dagli un taglio!

Silenzio, sderenato mentale, perché adesso ti racconto di Radbod d’Absburgo, conte di titolo, canaglia guerriera e profanatore di regole e femmine…

Ciccio bello, ti capisco ma vorrei che tu comprendessi la situazione, perciò non farla lunga, anzi, ciao.

Ma insomma, chiese la Marietta, ‘sto deficiente viene o no?

No, sta studiando nella stanza privata di suo padre…

E allora, che c’è di tanto strano?

Taci Marietta, suo padre fa l’enologo, lì tiene i suoi campionari e lì il nostro amico è alle prese con una sbronza monumentale, anche se crede di essere sulle rive del fiume Aare.

Beppe Cerutti

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