Short Story, lettera aperta a Trapattoni

Short Story, lettera aperta a Trapattoni

Caro Mister, con la crisi che c’è in giro questa proprio non me la dovevi fare.

Mi spiego: ho due figli, uno di nove anni e un altro che si sta mettendo bene. Mia moglie dice che a scuola e all’asilo vanno bene e ne sono contento, però il primo lo vedrei meglio come mediano di spinta, mentre il piccolino, almeno in casa, ha già dimostrato di avere i numeri per far “pirlare” tutti i suoi compagni di squadra. Non faccio per dire, ma è un genio. Per entrambi vedo una carriera luminosa sui campi di calcio. Parola di papà.

E tu, caro mister, che ti sei seduto sulle “meglio panche” di tutta Europa portando a casa ricchi premi e cotillons, che cazzo mi combini? Vai ad allenare la nazionale di calcio della Costa d’Avorio!

Ma lo sai cosa stai facendo?!

No?!

Te lo dico io. Se a quei ragazzini lì gli metti tra i piedi anche una palla di stracci, te la tengono in aria per almeno un paio di mesi. Se poi arrivi tu a spiegargli come bisogna fare per tenerla a terra, questi qui, in quattro e quattr’otto ci invadono e addio posti di lavoro.

Pensaci, mister.

 

Ps. Ti allego la foto del secondogenito, si chiama Pelé.

Beppe Cerutti

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