Short Story, mostri

Short Story, mostri

M’ingrippai per gli occhi belli di una smorfiosa, che poi insie-me di capocciate n’abbiamo fatte tante, pure di figli. Mi deve credere, signor curato, roba da scomunica per le capocciate, ma roba da santi per il resto. Quando andavamo al mare, mica sempre, quando si poteva, mi diceva che al massimo m’avrebbe fatto una squadra di calcio a sei. Se la immagini come che fosse Helenio Herrera, con i cartelli appesi per la cucina, per il bagno e pure in camera da letto, dopo il sesto: “Non indurci in tentazione”. Mica mai sono andato con altre donne, c’era solo lei che, detto tra di noi, ne sapeva una più del diavolo, ma di calcio ne capiva poco, però… Insomma, dai e dai, e che cazzo, dai e dai, però a sinistra mi mancava sempre un terzino tosto e un’ala guizzante.

Poco prima di morire, sfinita, mi disse che mettevo giù male la formazione e che comunque per la fascia sbilenca non dovevo preoccuparmi: la sua sorella, mia cognata, l’è sempre stata mancina e chissà mai che… Non faccio per dire, ma la squadra dell’oratorio sono tutti figli miei… Si può fare?
Ite con dios, amen.

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