Beatles week, l’incredibile errore di Mike Smith che preferì i Tremeloes

Beatles week, l’incredibile errore di Mike Smith che preferì i Tremeloes

Il 17 agosto del 1960, 55 anni fa oggi, i Beatles tennero il loro primo concerto ad Amburgo. Questa settimana Sussurradnom la dedica ai fab four con la pubblicazione di una serie di 5 racconti, uno al giorno, dedicati agli scarafaggi e alle storie più curiose che li circondano.

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Sbagliare al lavoro capita a tutti. Ma segnatevi il nome di Mike Smith perché un errore come quello che ha fatto lui non lo ha mai fatto nessuno. Disse: “no ragazzi. Non siete niente male ma ho un solo posto e un solo contratto e io punto tutto su Brian Poole & The Tremeloes”. I ragazzi si alzarono dalle sedie degli studi della Decca di Londra e se ne andarono. Avevano davanti tanta strada da fare per tornare a casa.

E soprattutto avevano davanti a se tanta strada da fare nella storia della musica, al contrario di Brian Poole che di strada ne farà poca, qualche disco, un po’ di fan in Olanda e stop. E si che Smith per le band rock aveva fiuto e, come diceva John: “Il rock’n’roll era reale. Tutto il resto era irreale. Quando avevo quindici anni era l’unica cosa, tra tutte, che potesse arrivare a me”. Ma il rock degli scarafaggi non era arrivato. Per farsi perdonare Mike qualche anno dopo metterà sotto contratto a scatola chiusa le pietre rotolanti ma questa è un’altra storia.

La nostra storia di stasera, una storia che in 50 anni vale più di un miliardo di dischi/cd/cassette, ripeto un miliardo, inizia il 6 luglio del 1957 nella piccola chiesa di St Peter a Liverpool. C’è la festa annuale della parrocchia, fa caldo e c’è un gruppo skiffle sul palco. Lo skiffle è uno strano incrocio tra jazz, blues, folk e country nato negli Usa negli anni 20. Un genere che per qualche strano motivo prese piede negli anni cinquanta-sessanta in Inghilterra sulle rive del fiume Mersey, il fiume che attraversa Liverpool. Perché prese piede proprio qui? Semplice perché c’erano i Quarrymen. Quelli che stasera stanno suonando alla festa della parrocchia di St Peter.

Scatenato a tenere le fila della band c’è un sedicenne che si chiama John. Dopo il concerto, sudato e felice per il rock che gli era arrivato, aveva conosciuto un quindicenne un po’ strano, un buon chitarrista. Si era presentato alla band che cercava una seconda ascia suonando Long Tall Sally di Little Richard e Twenty Flight Rock di Eddie Cochran. Parole e note a memoria. John che si dimenticava gli accordi ogni due per tre era rimasto stupito. Paul era nella band. Si era formata la coppia di autori che avrebbe sconvolto il XX secolo. Lennon-McCartney. Iniziava l’amicizia rivalità più importante per la storia della musica… tutta.

Un salto avanti di tre estati. E’ il 17 agosto del 1960. Siamo ad Amburgo, al 64 di Große Freiheit, una laterale della Reeperbahn, sul palco dell’Idra, un bel locale grezzo dei tanti che animano le notti della città portuale tedesca. Per la prima volta il gruppo che sale su quel palco si presenta con il nome di The Beatles. L’Europa sta cambiando. Dal dopoguerra per tutto il periodo del boom erano arrivate carrettate di sensazioni e soluzioni dagli Stati Uniti, lo abbiamo detto, lo Skiffle ad esempio. Ci stavamo americanizzando un po’ tutti. E allora il pubblico della città tedesca voleva le cover delle hit americane. E soprattutto potenza e casino. Ma i tempi erano quasi maturi perché fosse la musica europea a colonizzare gli Usa.

Certo nel novembre del 1960 non si sarebbe detto. I 4 ragazzini di Amburgo furono costretti a rientrare in tutta fretta a Liverpool per problemi con la polizia tedesca. Uno di loro, il timido George, era minorenne e mica poteva lavorare all’estero. Si dice che la soffiata alla polizia tedesca arrivò da un manager deluso. Ma nel 1961 i 4 tornarono in Germania per la seconda spedizione, quattro mesi di concerti tutte le sere, spesso anche di pomeriggio, dal 1 aprile al 1 luglio. Nel 1962 al terzo viaggio ad Amburgo la band stava prendendo forma. Quello che era stato preso come seconda chitarra, Paul, era passato al basso. Stu Stucliffe aveva mollato la musica in favore della pittura. Stavolta avevano un contratto allo Star-Club, il migliore dei locali della città. Alla fine totalizzeranno 800 ore di musica dal vivo. Un record per un gruppo che diventerà famoso anche per il gran rifiuto di proseguire a suonare concerti.

Ma la storia di questi early ears si fa sui palchi. Il più affascinante è quello del Cavern di Londra. Le capigliature, l’abbigliamento, la grinta trovata ad Amburgo fecero di loro un fenomeno. Se ne accorse anche Brian. Uno che fino ad allora aveva gestito un negozio di elettrodomestici e dischi a Liverpool. Un giorno al suo negozio si presento una ragazzina scapestrata che voleva a tutti i costi un disco. Il primo disco dei Beatles.

Si perché c’è il disco segreto. Si intitola My Bonnie e fu registrato ad Amburgo. La band si prestò a suonare per Tony Sheridan, un cantantucolo dell’epoca. Il disco diventerà un sacro graal dei fan, visto che la band cercherà sempre di ostacolare ogni ristampa. Brian, che di cognome faceva Epstein, andò a sentirli e ne rimase fulminato. Tanto da diventarne manager e fan. Tanto da procurare il provino alla Decca, il giorno di capodanno del 1962, tanto da registrare a sue spese un disco di presentazione della band che arrivò nelle mani di Sid Coleman, uno che lavorava alla Emi, ma soprattutto gestiva la sussidiaria Parlophone, che pubblicava Jazz e classica. Quasi senza convinzione fece entrare i Beatles ad Abbey Road, era il 6 giugno del 1962. I ragazzi suonarono quattro pezzi, una delirante versione di Bésame mucho e tre pezzi loro. Il tutto registrato da George Martin.

Ma si, si disse Coleman, facciamoli provare. Così il 4 settembre del 1962, con Ringo Starr appena arrivato alla batteria al posto di Pete Best, i 4 registrarono il singolo d’esordio Love Me Do. Non se lo filarono tanto in Inghilterra, a parte a Liverpool dove quasi tutte le copie furono acquistate da Brian Epstein. Con poca convinzione gli fecero realizzare il secondo singolo, Please Please Me. Uscì l’11 gennaio del 1963 e in un attimo arrivò al primo posto. Era esplosa la Beeatlemania. Il resto, come si suol dire in questi casi, è storia.

Emanuele Mandelli

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