Mister Curti: “Oggi niente calcio e panchine, ma nessun addio e domani si vedrà”

Mister Curti: “Oggi niente calcio e panchine, ma nessun addio e domani si vedrà”

Artista (le sue opere, i suoi quadri sono apprezzati e conosciuti in tutto il mondo) prestato (con ottimi risultati) al football, Pierpaolo Curti, persona estremamente intelligente, pragmatica e di carattere (brutto o bello lui ce l’ha … denso in un mondo fluido, ndr) beh è uno dei pochi calciofili capaci a esprimere concetti vasti, densi, degni di contenuti e … diciamolo formulati in un ottimo italiano.

Per carità la seguente è poi solo una mia supposizione personale, ma sono convinto, senza nulla togliere al suo successore Luciano De Paola (trainer minimalista, capace e “reazionario”, appassionato contestatore degli allenatori sponsorizzati tipici di certe latitudini del football italiano) che … mah, se la rosa allenata poi dallo stesso Luciano, il lodigiano Paolino l’avesse avuta a disposizione dall’inizio, ecco il Pergo edizione 2017 –  2018 magari avrebbe lottato con la Pro Patria sul serio e fino alla fine per il ritorno in Lega Pro. Dite di no? Tornando all’attualità, con l’impegnatissimo Curti abbiamo scambiato due chiacchiere…

E’ vero come si mormora che hai deciso di lasciare il calcio?

Mi sto laureando (Scienze e Beni Culturali, ndr) e incombe una mia mostra artistica in Austria. Ergo, considerando i tanti, pressanti impegni nel breve periodo, per allenare avrei pochissimo tempo. Se poi aggiungiamo che non ho ricevuto proposte particolarmente indecenti, a parte qualche telefonata, sì diciamo che per questo particolare momento ho deciso di fermarmi un attimo ai box: l’arte e lo studio oggi mi portano lontano. Ma del domani non ho certezze e … per il futuro vedremo un po’ cosa riserverà il destino.

Ma ti sei mai pentito di aver lasciato improvvisamente la Pergolettese l’anno scorso sul finire dell’autunno?

Innanzitutto fammi dire che con Cesare Fogliazza, con la signora Anna Maria Micheli e con tutto l’ambiente gialloblù tutto è rientrato, ci siamo chiariti e non abbiamo alcun problema. Sai a quei tempi avvertivo energie avverse, opposte e una concomitanza di episodi mi suggerirono che forse era meglio lasciare. Non eravamo comunque calcisticamente messi malissimo, anzi. E un certo Mattia Morello dalle giovanili, concedendogli il tempo necessario, fisiologico e giusto per adattarsi, considerando la sua giovane età, in fondo l’avevo portato in prima squadra io, supportato dal mio staff. Non capii inoltre i toni eccessivi di una parte della tifoseria che, dopo una prestazione non eccelsa, dimenticando l’ottima annata precedente e che appunto stavamo lavorando nella giusta direzione, duramente ci contestarono. Insomma fu la somma di tante sensazioni non positive a spingermi alle dimissioni, ma è andata così, inutile rinvangare il passato e lo rigrido a gran voce: nessun rancore. A Crema e alla Pergolettese resto legato. Recentemente ho tra l’altro visto dal vivo il sodalizio cannibale in alcune gare amichevoli.

Morello è veramente forte?

Ha una testa, intesa come intelligenza calcistica e velocità d’apprendere, pazzesca. Qualcuno indica la sua statura non eccelsa quale limite? Ma Mattia ha altre doti e peculiarità e … potenzialmente è forte, sì. Certo bisognerebbe vedere in che modo tarerà la sua forza in categorie superiori, ma i numeri per fare benissimo ripeto Morello li ha tutti. Va lasciato crescere e migliorare senza frenesie inutili.

Hai militato nel Pergocrema prima da calciatore e poi da allenatore…

Due esperienze diverse: da attaccante qualcosina mi veniva perdonato e concesso, da tecnico tutte le responsabilità, giustamente, nel bene e in particolare nel male erano mie. Ma questo fa parte del gioco. La dimensione calcistica cremasca è quella alla quale mi sento assai legato. E lo dico dopo aver girovagato molto. Mia moglie, particolare non indifferente, è cremasca.

Se dico che per quanto mi riguarda uno come te, nei dilettanti italici del pallone è stato, è e sarà un talento, una risorsa… sprecata cosa mi rispondi?

Qualcosa rispetto al passato è cambiato e migliorato, ma rimaniamo troppo legati e tarati ai risultati e alla fretta di conseguirli. Tuttavia quello di essere estremamente condizionati dalle vittorie ottenute o sfumate è un pochino, ahimè e ahinoi, il paradossale destino dei tecnici italici.

Così parlò Pierpaolo Curti detto “Paolino”, una volta attaccante letale, oggi mister (in senso positivo naturalmente) bestiale e fortissimo. Chapeau!

Stefano Mauri

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