Poletti sono calcio e politica che danno lavoro, non il calcetto, parola di Donato da Orzi

Poletti sono calcio e politica che danno lavoro, non il calcetto, parola di Donato da Orzi

Il Ministro Poletti ci ha ragione, anzi, ha ragione a metà che più del calcetto, i titoli di studio e i curriculum (io ne mandai, ai bei tempi pure ai sexy shop e ai toplessbar), che fanno, danno e smuovono lavoro e business in quest’Italia dei morti di fama sono calcio e politica.

Se non fosse così cos’è che spinge cinesi, americani, tailandesi e inglesi a rilevare team calcistici italici pieni di debiti? E ancora, se il football è solo passione cosa invita un imprenditore (magari forestiero) o presunto tale a rilevare un sodalizio dilettantistico eventualmente denso di storia, ma privo di passione a rilevarlo, accorparlo alla sua azienda, assumere addetti ai lavori del e nel pallone nella stessa e poi pagare, calciatori dilettanti (solo di nome che da sempre il dilettantismo pallonaro è una giungla incandescente) quasi 70mila euro l’anno? Se io fossi stato buono coi piedi, ah oggi girerei in Cayenne e tromberei come un riccio come certi calciatori di Lega Pro e serie D (che lì a certe latitudini gira tuttora il grano contante, ndr) e lavorerei part time da qualche parte. Non credete?

Il calcio è soprattutto, direttamente o indirettamente lavoro, ergo Ministro Poletti lei non ha tutti i torti, ma corregga il tiro che il calcetto serve soprattutto come scusa, per chi è sposato o convivente, a motivare l’uscita di casa del lunedì, mercoledì o venerdì per la consueta scopatina extradivano.

La politica dulcis in fundo, in presa diretta o secondaria da sempre in Italia è poltronificio, coordina rapporti, relazioni, spunti e partnership. Cos’è del resto che spinge mister X a sostenere il signor Y quando magari questi al primo sta pure sui coglioni? No? Ah me ne stavo dimenticando: fare l’ultras nel calcio alla fine, tra marketing, vendita di materiale, contatti – scontatti tra tifoseria organizzata e società, organizzazione di trasferte, eventi, pubbliche relazioni e quant’altro, talvolta beh in definitiva non è una sorta di professione?

Donato da Orzi

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