Massimo Gramellini dedica un suo “Caffè” a certi Pronto Soccorso italici

Massimo Gramellini dedica un suo “Caffè” a certi Pronto Soccorso italici

Mercoledì scorso 31 maggio, Massimo Gramellini (giornalista scrittore), ecco ha dedicato un suo bellissimo “Caffè” a certi pronto soccorso italiani, definendoli, non per colpa di chi ci lavora (per carità) luoghi del lento abbandono dove tutti (ma non proprio forse), appunto in questi posti sofferenti e di sofferenza, beh diventiamo i cittadini invisibili di uno Stato (che tanto, troppo ha tagliato in materia di sanità) più invisibile ancora.

Ebbene, detto che il pezzo di Gramellini è da applausi, specificato che in Lombardia in un certo senso (soprattutto se abbiamo mezzi, mezzo, conoscenza e modo di ricorrere a specialisti a pagamento) siamo privilegiati poiché tutto pare funzioni, sottolineato come chi lavora nella sanità (al netto delle fisiologiche pecore nere ovviamente) meriterebbe maggior considerazione, ecco brevemente vi racconto la storiella di un qualsiasi Mister G costretto, per cattiva salute, a ricorrere alle cure di un pronto soccorso qualsiasi, in una qualsiasi cittadina modello padana.

Sì tempo fa, Mister G causa un forte, fortissimo mal di schiena, non avendo possibilità di guidare, essendo in pessimi rapporti (cazzi suoi per carità) col parentado, trovato un passaggio si è fatto portare in un nosocomio attrezzato per le emergenze e gli accertamenti del caso. Sottoposto, dopo lunga (ma ci sta dato che per venire al mondo ci abbiamo messo 9 mesi e soprattutto dato che i pronto soccorso sono sempre più presi d’assalto) attesa alla visita del caso, espletata la rituale radiografia, rivisitato dopo una nuova sosta fisiologica, il nostro Mister G, scongiurati i sospetti, o meglio la presunta diagnosi di chi l’aveva visitato la prima volta, nonostante i dolori sempre pressanti, suo malgrado, senza giusto capire (e capirci) cosa avesse, tra lo stupore e il consiglio di ricorrere ad antidolorifici massicci… è stato dimesso.

Fuori dall’ospedale, così solo per vedere l’effetto che avrebbe fatto, il dolorante Mister G si è recato dal medico curante il quale gli ha consigliato di recarsi da un ortopedico per poter poi accedere, eventualmente, ad una risonanza magnetica. Ah, superfluo sottolineare che, considerati i tempi d’attesa lunghetti, of course, Mister G, una volta individuato il solito gentile accompagnatore, la cosiddetta visita specialistica l’ha prenotata presso un centro specializzato a pagamento. E … anche in questo caso, tutto sommato, mah l’attesa non si è rivelata breve.

Ora siamo fortunati noi lombardi, non abbiamo i luoghi dell’abbandono (“postacci” dove qualcuno ahimè talvolta muore) descritti da Gramellini, ma per far funzionare il sistema sanitario dobbiamo accelerare tempi, modi, modalità, prestazioni e pagamenti. No?

Stefano Mauri   

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